La Formula E arriva a Madrid per il sesto round della stagione, in programma sabato 21 marzo, con diretta su Canale 20 a partire dalle 14:45 e in live-streaming su sportmediaset.it. Per il ritorno della serie full electric in Europa debutta un tracciato che ha molto da raccontare. Il Circuito de Madrid Jarama, 30 km dal centro della capitale spagnola, un luogo carico di storia, dove fino agli anni 80 ha corso la Formula 1. Per anni è rimasto lontano dai calendari del motorsport internazionale, ora entra nel futuro ospitando la competizione delle monoposto elettriche.
Il circuito apre nel 1967. A disegnarlo fu John Hugenholtz, lo stesso uomo dietro Suzuka. Jim Clark vinse la prima gara, non valida per il mondiale. Poi arrivarono i giganti: Graham Hill, Jackie Stewart, Emerson Fittipaldi, Niki Lauda, James Hunt, Mario Andretti. Tutti hanno vinto qui e poi sono diventati campioni del mondo. E poi, nel 1981 il successo di Gilles Villeneuve. Resiste per tutta la gara a un gruppo compatto di inseguitori, tenendoli dietro in meno di un secondo per quella che resta una delle difese più celebri di sempre, la sua ultima vittoria.
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Oggi Jarama torna protagonista con una veste nuova: i suoi 3,934 chilometri lo rendono il circuito più lungo mai affrontato dalla Formula E. Per questo motivo la gara si svilupperà su 21 giri, il numero più basso nella storia della categoria. Sarà l'E-Prix di casa per il rookie Pepe Martì e per il team Kiro Cupra, squadra in grande crescita dopo anni difficili.
Un campionato che non ha padroni
Se c’è un tratto distintivo di questa stagione, è l’equilibrio. Dopo cinque gare, il campionato ha già visto cinque vincitori diversi: Jake Dennis, Nick Cassidy, Mitch Evans, Pascal Wehrlein e António Félix da Costa. Un dato che racconta bene la natura della Formula E, dove le differenze si giocano spesso su dettagli minimi: gestione dell’energia, tempismo nell’Attack Mode, lettura della gara. Non è una novità assoluta — il record resta quello della stagione 2018-19, con otto vincitori nelle prime otto gare — ma resta un segnale forte. Nessuno è davvero in controllo, e ogni weekend può cambiare gli equilibri.
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Jaguar da record, ma senza titolo piloti
Tra i protagonisti di questa fase c’è sicuramente Jaguar. Il team britannico ha raggiunto quota 24 vittorie, superando Nissan/e.dams e diventando la squadra più vincente nella storia della Formula E. Un risultato significativo, soprattutto considerando che Jaguar è entrata in campionato quando altri team avevano già anni di esperienza alle spalle. Oggi, invece, è un punto di riferimento tecnico e competitivo, come dimostrano le sei vittorie nelle ultime nove gare. Eppure, il bilancio resta in parte incompleto: un solo titolo Team e nessun titolo Piloti. Un paradosso per una squadra che negli ultimi anni ha spesso dettato il ritmo. Anche nella classifica podi la situazione è serrata: Nissan ed Envision guidano con 57, Jaguar segue a 56.
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La Svizzera detta il passo in qualifica e Mortara sogna
C’è una tendenza interessante che riguarda le qualifiche: la Svizzera sta vivendo un momento di grande continuità. Le ultime quattro pole position sono arrivate tutte da piloti svizzeri — Buemi, Müller e Mortara — un risultato senza precedenti per una piccola nazione.
In questo contesto, Edoardo Mortara è il riferimento: due pole e quattro partenze nelle prime tre posizioni. Dopo stagioni complicate con la GEN3, il ritorno di competitività della Mahindra gli sta permettendo di tornare stabilmente nelle posizioni di vertice. I risultati lo confermano: due podi tra Messico e Arabia Saudita, già tanti quanti quelli ottenuti nell’intera stagione precedente. Un segnale chiaro in vista della parte centrale del campionato.
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Rowland fa 100 e vuole il bis mondiale
L’E-Prix di Madrid segna anche un traguardo personale importante per il campione del mondo in carica Oliver Rowland, che raggiunge le 100 gare in Formula E. Un numero che lo colloca tra i piloti più esperti della categoria: è il secondo britannico per presenze, dietro a Sam Bird. La sua stagione, fin qui, è stata costruita sulla costanza: tre podi (São Paulo, Messico e Jeddah), ma ancora nessuna vittoria. È pienamente in corsa per il proprio bis mondiale, a soli 19 punti dalla vetta del campionato. Colpisce un dato: non è mai partito nei primi tre in questa stagione, trovandosi spesso a inseguire già dalle qualifiche, talvolta anche alle spalle del compagno Nato. Eppure è riuscito a restare agganciato al gruppo di testa.
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