Dati

Le "Zone 30 all'ora" riducono i morti del 43%

I dati arrivano da Bologna e convincono altri 60 tra città e comuni a introdurle 

di Redazione Drive Up
© ansa

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Le Zone 30 crescono in tutta Italia, entrando nei piani urbani di grandi città e piccoli comuni. Più di sessanta amministrazioni hanno scelto di ridurre la velocità nelle aree più delicate: da Milano a Napoli, da Firenze a Padova, da Parma a Lecce, passando per Bari, Cagliari, Monza, Pavia e Venezia. Un cambiamento che procede a macchia d’olio e che sta ridisegnando il modo di vivere le strade.
Nuovi limiti
Roma ha già imposto il limite dei 30 km/h nella Ztl del centro storico e punta a estenderlo a mille strade, affiancando velox, attraversamenti rialzati e sistemi Photored. Verona ha ampliato le aree a velocità ridotta all’interno delle Mura e dei Bastioni, mentre Bergamo vuole portare le strade a traffico calmierato dall’attuale 73 all’88 per cento entro il 2026. Le novità più recenti arrivano da Bologna e Genova. Nel capoluogo emiliano, dopo lo stop del Tar, la giunta ha riscritto il piano e dal 20 aprile riattiverà la Città 30 su 258 chilometri di strade.
La conferma dai dati
Il motivo per cui le città insistono è tutto nei numeri. A 30 km/h un’auto si ferma in circa 13 metri, a 50 all'ora ne servono 28. Quindici metri di differenza che possono separare una frenata riuscita da un investimento. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che un pedone colpito a 30 all’ora abbia fino al 90 per cento di probabilità di sopravvivere, mentre a 50 il rischio di morte sale drasticamente. Bologna è stata la prima grande città a misurare gli effetti su larga scala. Nei due anni dall'introduzione della Città 30, il bilancio è positivo: 709 collisioni, 348 feriti e 17 vittime in meno (-43,1%).

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