COMO

Il Como non vuole cambiare stadio in caso di Champions: ottimismo su lavori e ok al Sinigaglia

La dirigenza del club e l'amministrazione comunale sono in linea e pronte a insistere per evitare spostamenti. Prima alternativa Reggio Emilia

di Paolo Borella

Il Como in Champions League. Utopia da playstation fino a qualche anno fa, possibilità concreta da qui ai prossimi mesi. In riva al Lago è cambiato tutto nel giro di poche stagioni, dall'avvento della proprietà indonesiana degli Hartono, fino alla promozione in Serie A e l'attuale quarto posto alle spalle di Inter, Milan e Napoli che vorrebbe dire pass per giocare la coppa dalle grandi orecchie.

Fabregas in panchina, giovani e terribili talenti in campo e una società solidissima. Cosa manca per il grande salto? L'elite del calcio europeo richiede anche un'impiantistica di alto livello, nessuno può sfuggire dai rigidi criteri Uefa sugli stadi della Champions. Allo stato attuale, il Sinigaglia che solo un anno fa ha strappato la deroga e poi l'agibilità per la Serie A, non sarebbe adatto nemmeno per Europa o Conference League, ma è pronto il piano estivo con cui il Como intende farsi trovare preparato per la campagna internazionale del 2026/27. 

Da una parte, c'è la dirigenza guidata dal presidente Mirwan Suwarso che ha già confermato di non aver problemi nel farsi carico delle spese per i lavori necessari per piccole e grandi opere infrastrutturali. Dall'altra, dall'amministrazione comunale del sindaco Alessandro Rapinese filtra ottimismo per risolvere la situazione in tempo: la pratica è già stata studiata, sbloccare i passaggi burocratici resta il passaggio più difficile, come spesso accade per gli stadi in Italia, ma adesso appare alla portata. 

Una terza missione, per continuare a giocare al Sinigaglia, dopo quelle riuscite in seguito alla promozione in Serie A e poi nell'estate 2025, quando furono aggiunti i 1.200 posti mancanti per soddisfare i criteri sulla capienza del massimo campionato italiano. Il numero di posti a sedere, aumentati fino agli attuali 12.000, ora non sarebbe un problema nemmeno in caso di Champions.

Piuttosto, sono altri gli interventi richiesti per gli standard Uefa: fra i quali posti vip con parcheggi, ampliamento della sala stampa, spazio per le telecamere e area di lavoro per i fotografi, ristrutturazione dei bagni e aree per deflusso spettatori e primo soccorso. Oltre a questo, il nodo di una curva che non potrebbe più poggiare su tubolari e impalcature, ma su spalti con fondazione portante. 

Il Como, come detto, è ben disposto a investire per queste migliorie. Anzi, le aveva già in mente per rendere lo stadio una prosecuzione della passeggiata sul lungolago, eliminando le barriere architettoniche per accogliere vip e turisti da tutto il mondo. 

Il lavoro congiunto con l'amministrazione comunale servirà per evitare di affidarsi agli stadi "di riserva" e giocare ogni gara in trasferta: per la Serie A, un anno fa, era stato inserito il Bluenergy di Udine; stavolta la prima alternativa sarebbe il Mapei di Reggio Emilia, almeno più vicino. Nessuna possibilità per Monza e Bergamo, mentre l'ipotesi Juventus Stadium al momento è più che remota, nonostante qualche timido sondaggio nel recente passato. 

A otto gare dalla prima qualificazione nelle coppe europee e da un traguardo storico, è ancora vietato pronunciare la parola "Champions" in quel di Como. Ma proprio nessuno si farebbe trovare impreparato: pronti i lavori per rendere il Sinigaglia casa anche in Europa.