ALPINISMO

Mutazioni ad alta quota: nuova via sul Monte Bianco per Matteo Della Bordella

L'alpinista varesino apre "Mutante" con Grasso e Mauri sulla parete sud delle Petites Jorasses

di Stefano Gatti

Tra giovedì 19 e venerdì 20 marzo Matteo Della Bordella, Mirco Grasso e Giacomo Mauri hanno aperto una nuova via sulla parete sud delle Petites Jorasses, nel massiccio del Monte Bianco: si tratta di “Mutante” (M8, 6c, AI4+, 520 m). Un itinerario che si distingue per la varietà degli stili e per il contesto in cui è stato concepito: un ambiente solitamente frequentato in estate, ma fin qui praticamente ignorato in inverno. Le Petites Jorasses sono infatti una meta molto conosciuta nella stagione estiva, anche per la presenza della storica via Bonatti-Mazeud sulla parete sud, a circa cinquanta metri dalla nuova linea, oltre che per la vicinanza del bivacco Gervasutti. Un luogo classico dell’alpinismo, dove però raramente si pensa di andare in condizioni invernali, proprio per l’esposizione a sud. Per Della Bordella si tratta della quarta via aperta nel massiccio, dopo Incroyable, Il Giovane Guerriero e Il Regalo di Berna.

© Matteo Della Bordella Ufficio Stampa/Archivio fotografico

Ecco il racconto dell'alpinista varesino:

“C’è questa linea evidente, che sembra un canale e che a un certo punto cade in uno strapiombo: lì ho pensato potesse nascere una bella via da fare in inverno, anche perché in estate diventerebbe un colatoio. È una proposta un po’ fuori dagli schemi, perché a nessuno viene in mente di andare lì in inverno. È stato bello che anche Giacomo e Mirco fossero subito convinti: ne è venuta fuori una via bella, non estrema ma comunque impegnativa, con anche dei tiri di ghiaccio. La particolarità è proprio questa: aver trovato, in questo angolo del Monte Bianco, una linea in stile invernale molto varia, che può essere una piccola gemma tra le vie del massiccio".

© Matteo Della Bordella Ufficio Stampa/Archivio fotografico

A Della Bordella fa eco Mirco Grasso:

"Per me questa via è nata completamente dal nulla: non ero mai stato su questa parete e ho iniziato a guardarla solo quando Matteo mi ha proposto di unirmi. Dalle foto estive era evidente questo canale-diedro nero sempre bagnato, e ho pensato che in inverno potesse uscirne una bella linea. Anzi, sembrava quasi impossibile che una linea così evidente sul Monte Bianco non fosse già stata salita. Non sapevamo bene cosa aspettarci, anche perché è una parete con esposizione sud ma ad oltre tremila metri e in inverno le condizioni potevano essere... qualsiasi cosa. Alla fine ne è venuta fuori una via completa e molto varia: tiri su roccia, dry tooling, ghiaccio. Una via non estrema, ma bellissima e varia, in uno degli angoli più selvaggi del Monte Bianco.”

© Matteo Della Bordella Ufficio Stampa/Archivio fotografico

Come sottolineato da MDB e soci, il risultato è una linea completa e varia il cui nome riflette la continua trasformazione del terreno d'operazioni e delle tecniche richieste. Si parte con tiri su misto roccia-neve, si prosegue con sezioni di dry tooling (tra cui un tiro particolarmente estetico e impegnativo), per poi passare a un tratto di arrampicata su roccia liscia, dove è necessario abbandonare picozze e ramponi per muoversi con mani e scarponi, inclusa una delicata placca in traverso. Nella parte superiore si incontra una bella lunghezza su ghiaccio che conduce all’imbocco di un canale nevoso, dove le difficoltà si abbassano e la via assume le caratteristiche di una classica goulotte del Monte Bianco fino alla vetta.

© Matteo Della Bordella Ufficio Stampa/Archivio fotografico

L’ascensione si è svolta in due giorni: il primo dedicato all’avvicinamento con gli sci e all’apertura dei primi quattro tiri, il secondo al completamento della via dopo una notte al bivacco Gervasutti. Durante l’apertura, il team ha rinvenuto una sosta e alcuni chiodi in cima al primo tiro: segno di un precedente tentativo da parte di qualcuno. La discesa è stata effettuata in doppia lungo la via stessa, ora attrezzata con soste di calata. Lungo l’itinerario sono presenti anche alcuni chiodi.

© Matteo Della Bordella Ufficio Stampa/Archivio fotografico

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