verso la finale playoff

Italia, tutti i segreti della Bosnia verso la finale playoff: Dzeko, Alajbegovic e l'incognita stadio

L'Italia si gioca il Mondiale a Zenica contro la Bosnia. Da Dzeko al gioiellino Alajbegovic, fino all'incognita dello stadio ridotto per razzismo

di Roberto Ciarapica

Il vecchio e il bambino. E uno stadio piccolo, ma infernale. La Bosnia sfida l’Italia per il Mondiale con poco spessore tecnico (è 66esima nel ranking mondiale) ma con tante certezze. A cominciare dal successo ai rigori contro il Galles, squadra considerata favorita e spinta da oltre 70mila tifosi, giovedì sera, eppure contenuta dall’eroica resistenza di una piccola Bosnia inespugnabile, che prima ha subito e poi (con mezza squadra vittima di crampi) ha pareggiato e portato la gara fino ai rigori, in cui a decidere la semifinale sono stati il portiere Vasilj, autentico para-penalty anche in Germania col St.Pauli (5 parati su 7), e il gioiellino 18enne Alajbegovic (fantasista del Salisburgo, appena riacquistato dal Bayer Leverkusen), autore dell’ultimo rigore decisivo, ma anche dell’assist che ha permesso a Dzeko di segnare la rete dell’1-1.

Sono loro due la sintesi di questa Bosnia in bilico tra due generazioni: tra i 40 anni di Dzeko, autentico eroe nazionale (bomber e capitano di una squadra che finora ha giocato un solo Mondiale, quello del 2014, guarda caso anche l’ultimo disputato dagli Azzurri). Il ct è Sergey Barbarez, ex estroso attaccante bosniaco: il suo è un piccolo miracolo di equilibrio, fra esperienza, talento e gioventù.

Di solito schierata con un 4-4-2 compatto, difensivo e di gran corsa, a Cardiff giovedì sera aveva in campo due giocatori “italiani” (Muharemovic e Kolasinac) e quattro "tedeschi" (due di loro, Dzeko e Katic giocano nello Schalke, in Serie B).

L’Italia ha affrontato la Bosnia sei volte, la prima nel novembre del 1996, in amichevole: gli azzurri persero 2-1, e quella sconfitta costò il posto a un certo Arrigo Sacchi. Da allora, un pareggio e quattro vittorie, l’ultima firmata da Frattesi a Empoli nel giugno 2024, sempre in amichevole.

A Zenica, martedì sera, sarà un’altra storia: stavolta ci si gioca un Mondiale, in uno stadio piccolissimo, ma noto per la sua acustica infernale, e per le sue intemperanze. Quelle del 15 novembre scorso, in Bosnia-Romania, sono costate caro: la Fifa ha sanzionato la federazione bosniaca per ”comportamento scorretto, discriminazione, razzismo, fischi all’inno nazionale avversario”. E così lo stadio di Zenica potrà ospitare solo 8.800 persone, di cui un migliaio tiferanno Italia. Una delle poche buone notizie in vista di una partita complicata.