
Dzeko-Pio la sfida generazionale che deciderà chi va al Mondiale tra noi e la Bosnia
Hanno quasi 20 anni di differenza e vengono da una stagione di segno opposto, ma le due squadre hanno estremo bisogno del loro fisico e dei loro gol

All’anagrafe potrebbero essere padre e figlio. Non è un paradosso. Edin Dzeko è nato a Sarajevo il 17 marzo del 1986, ha appena compiuto 40 anni. Pio Esposito è nato a Castellammare di Stabia il 28 giugno 2006, quindi compierà 21 anni fra tre mesi. Una generazione intera di differenza. Dzeko fa parte dei Millennial, Pio della scatenata Generazione Z. La qualificazione di Bosnia o Italia al Mondiale sarà soprattutto nelle loro mani, anzi più verosimilmente nella loro testa e nei loro muscoli. Una delle tante storie che accrescono il fascino del calcio.
La stagione di Esposito è stata superiore alle aspettative. Qualcosa si era visto già nel Mondiale per club, ma nel campionato attuale il ragazzo si è fatto valere, scavalcando al momento Marcus Thuram nella gerarchia degli attaccanti nerazzurri. E’ entrato con decisione nel giro della Nazionale, dimostrando una disinvoltura da veterano. Dzeko, al contrario, è partito male come tutta la Fiorentina, non ha lasciato il segno presso la tifoseria viola, ha scelto di tornare in quella Germania che l’aveva consacrato tanto tempo fa, accontentandosi però della seconda divisione, dove veste la maglia dello Schalke 04. In cifre, questa è la stagione dei due attaccanti che possono scrivere un pezzetto di storia a Zenica.
Campionato Eurocoppe Altre Nazionale Totale
ESPOSITO 28/6 9/2 3/1 6/3 46/12
DZEKO 19/6 7/2 0/0 6/5 32/13
Nella Nazionale bosniaca, Dzeko è ovviamente capitano e titolare inamovibile (almeno fino a quando lo decide lui), Pio è tra gli ultimi arrivati e si adatta. Le nove partite di Esposito in Europa sono state tutte in Champions, i suoi due gol hanno un valore tecnico un tantino più elevato rispetto ai due di Edin in Conference League (uno dei quali nelle qualificazioni). Resta la considerazione che se la Bosnia è arrivata a questo punto, a un passo dalla qualificazione per il Mondiale, lo deve quasi esclusivamente al suo capitano, autore della prodezza che ha portato la squadra ai supplementari contro il Galles, partita poi vinta ai rigori.
Tra i tanti paragoni che sono stati scomodati per Pio Esposito, sicuramente quello più azzeccato è quello con Bobo Vieri. Un po’ meno quello con lo stesso Dzeko. I due si somigliano per stazza fisica (1,93 Dzeko contro 1,91 di Pio) e nell’attitudine al gioco aereo. Per il resto, le differenze sono molte. Lo stile, tanto per iniziare. Pio è un lottatore da area di rigore che non si preoccupa molto dell’estetica, Punta dritto all’obiettivo. Dzeko ha movenze artistiche, non a caso è stato soprannominato “il cigno di Sarajevo”. Qualcosa di Van Basten (qualcosa) in lui si può trovare. Pio è un’altra cosa. Dzeko ha piedi da trequartista, ruolo che ha ricoperto spesso, molte volte durante una partita in cui era partito da prima punta. Esposito ha grandi intuizioni, come quando apre il gioco sugli esterni per sviluppare un’azione o serve un compagno in posizione utile. Esempio perfetto: il primo pallone toccato contro l’Irlanda del Nord, lancio illuminante per Kean.
Dzeko gioca da una vita ad alti livelli, ma ha impiegato parecchio per imporsi. Ha iniziato la carriera nello Zeleznicar di Sarajevo, poi si è trasferito al Teplice nella Repubblica Ceca. A 20 anni e 9 mesi, età attuale di Pio, era ancora lì e non aveva esordito in Nazionale. Esposito ha alle spalle una stagione da protagonista in Serie B con lo Spezia, che l’ha formato a tutti gli effetti. Ecco il parallelo tra i due attaccanti alla stessa età, 20 anni e 9 mesi.
Campionato Eurocoppe Altre Nazionale Under 21 Totale
ESPOSITO 105/28 9/2 7/2 6/3 11/7 138/42
DZEKO 30/9 3/0 1/0 0/0 4/1 38/9
È vero che buona parte della carriera di Pio si è svolta in Serie B, ma come abbiamo preso in considerazione la seconda serie tedesca per Dzeko, è giusto sottolineare i meriti del giovane talento azzurro e nerazzurro. Tutto questo ovviamente è pura teoria, adesso aspettiamo la sentenza definitiva, per la quale saranno sicuramente importanti questi due straordinari attaccanti, ma conteranno molto anche altri fattori: la stanchezza, il coraggio, la vicinanza della tifoseria nello stadio di Zenica. La tecnica, ma non solo. Il gattusismo, speriamo.