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Polonara torna sul parquet: "Emozionante, come fosse la prima volta. Ma la partita vera la gioco fuori"

Un paio di tiri a canestro per il giocatore della Dinamo Sassari, che lotta contro la leucemia

© instagram

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"Riprendere la palla in mano dopo dieci mesi è stato emozionante, bello. All'inizio mi sembrava che fosse la prima volta che giocassi a basket, poi tiro dopo tiro la sensibilità è tornata sempre di più". Achille Polonara di nuovo con le scarpette da gioco e il pallone in mano: il cestista della Dinamo Sassari, che lotta contro la leucemia mieloide e ha subito un trapianto di midollo, ha raccontato il suo ritorno sul parquet. "La settimana scorsa sono stato a Valencia e ho iniziato a prendere pillole sperimentali che dovrebbero abbassare le percentuali di recidiva - ha raccontato alla Gazzetta dello Sport - Ma è un percorso abbastanza lungo. Serviranno addirittura 2-3 anni per la certezza che non ci sia più il rischio". La malattia ha cambiato la sua prospettiva sulle cose: "Non penso al basket ma alla vita perché la partita vera la sto giocando fuori dal campo. Vorrei avere più fortuna nella vita o almeno meno sfiga".

Polonara ripercorre i momenti più bui: "Ci sono stati momenti molto difficili che ho superato grazie a mia moglie Erika perché non mi ha mai fatto mancare il suo aiuto, la sua presenza. Ci sono stati diversi blocchi mentali. Quello più importante è stato appena dopo essere uscito dal coma. Avevo il rifiuto del cibo, non volevo alimentarmi, non bevevo, non volevo vedere nessuno a parte mia moglie. Stavo con la luce spenta e non parlavo. Ero arrabbiato con il mondo. Credo fosse una sorta di depressione". Poi la risalita dopo una bella festa di compleanno: "C’erano anche Belinelli e Visconti. Da lì ho iniziato a riprendermi e ho messo da parte i cattivi pensieri. Ora non mi chiedo più: 'Perché a me?'. Le sfighe improvvisamente succedono e non c’è una risposta".