
Italia fuori dai Mondiali: "Terza Apocalisse", "Nessun alibi", "L'abitudine alla mediocrità"
I commenti delle grandi firme dei principali quotidiani sportivi e generalisti italiani

Luigi Garlando (Gazzetta dello Sport): "La terza Apocalisse"
"La terza Apocalisse è terribile, perché ne ha due alle spalle. Ha perso il senso dello shock, della catastrofe imprevedibile. Sta diventando normalità. Per la terza volta consecutiva non parteciperemo a un Mondiale di calcio. Se ne parlerà nel 2030, quando saranno passati 16 anni dall’ultima partecipazione. Per la prima volta avremo ragazzi che diventeranno maggiorenni senza aver mai visto l’Italia in una Coppa del mondo". "Ci siamo aggrappati ai rigori che ci hanno resi campioni del mondo 20 anni fa e d’Europa nel ’21. Stavolta non succede. Ci tocca vedere in lacrime Gattuso e i suoi ragazzi. Errori arbitrali? Ne abbiamo commessi più noi. La verità è che la Bosnia è stata più forte e siamo stanchi di pensare a come migliorarci: la tecnica, gli oratori... La terza Apocalisse è la peggiore".
Ivan Zazzaroni (Corriere dello Sprt): "Nessun alibi"
"Non tornare mai dove sei stato felice. È una trappola di malinconia, tutto sarà cambiato e niente sarà più come prima, in verità siamo noi che non siamo più gli stessi. Ora fate quello che dovete fare e presto. Rimuovete tutti quelli che dicevano «ci vuole leggerezza; daremo la vita e l'anima; in guerra vado sol con questi». Il nostro purtroppo non è solo un flop, il terzo di fila: e il fallimento plastico di un sistema". "Le responsabilità sono chiare. Le cause anche, riconducibili a decisioni, negligenze o azioni specifiche di soggetti definiti con responsabilità personale e di politica sportiva". "Il passato non torna, ma la storia ci vede bene. C'era un tempo in cui vincevamo contro Zico, Socrates, Junior, Passarella, Maradona, Rummenigge, Stielike, adesso fatichiamo contro un quarantenne con molti chilometri".
Guido Vaciago (Tuttosport): "Non possono non esserci conseguenze"
"E adesso via tutti. Il reset non è mai una soluzione, ma può essere una medicina". "Il terzo Mondiale da spettatori non può non comportare conseguenze a ogni livello. Non si possono schivare colpe, responsabilità e condanne". "Risalendo dagli errori di Esposito e Cristante dal dischetto, si deve ripercorrere una lunga catena di piccoli e grandi sbagli, di disastri strategici, di immobilismo politico teso alla bieca conservazione del potere".
Maurizio Crosetti (la Repubblica): "L'abitudine alla mediocrità il nostro male"
"Il dramma è che non è più un dramma, è un'abitudine. Siamo questi, siamo poco più di niente e siamo fuori. Improbabile che gli italiani soffrano più delle altre volte, anche se sportivamente fa male andarsene così. Tutti a casa? Ma già ci siamo, è lì che abitiamo, non usciamo più dal cortile del nostro mediocre campionato, siamo fuori dalla Champions a marzo, figurarsi se potevamo andare ai Mondiali". "Un movimento calcistico di umarell che guardano i cantieri". "Ci siamo estinti come le foche monache. La rabbia non ci gira nelle vene, non più. Siamo assuefatti ad essere cacciati dalla Svezia, dalla Macedonia del Nord, dalla Bosnia-Erzegovina che ha un attaccante di 40 anni compiuti". "Che dire della Federcalcio? Dovevano andarsene dopo I'Europeo delle comiche, sono rimasti li ed è una comica, un'altra". "Siamo a casa perché una casa non abbiamo più. Siamo raminghi, sfrattati. E scarsi".
Paolo Condò (Corriere della Sera): "Finiti i rimpianti, ripartire su basi del tutto nuove"
"La partita che ci porta al terzo fallimento mondiale di fila è un contenitore pieno di situazioni di segno diverso, difficile da decrittare fuori dalla tensione di uno spareggio, fino alla sequenza dei rigori che decapita l'ultima speranza". "È naturale che da oggi il discorso si sposti su cosa fare finalmente per rilanciare il nostro calcio, perché quello di ieri è stato il capolinea di un percorso negativo, e sarebbe il caso di ripartire da basi totalmente nuove". "Quasi obbedendo a un riflesso scritto nel tempo I'Italia negli ultimi cinque minuti prova il colpo estremo avanzando il proprio raggio d'azione, un po' come successe in quell'Italia-Australia del 2006, quando Totti e Grosso confezionarono la giocata del rigore a evitare i supplementari in 10 contro 11. Ma Totti non c'è, Grosso nemmeno, e Gattuso non basta".
© Rassegna Stampa
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