
Italia: i 10 comandamenti per ripartire
16 anni (almeno) senza Mondiali: vanno cambiate le regole e la mentalità, è un'impresa titanica ma priva di alternative

L'Italia del calcio è a un bivio storico. Affetta da un male (quasi) incurabile. L'ultima, unica speranza possibile non può che essere una rifondazione, una rivoluzione anzitutto culturale, ma contestualmente anche politica e tecnica. Dopo tre Mondiali mancati, non possono più esistere scorciatoie, mezze misure, toppe provvisorie, medicine alternative. Serve un trapianto di cuore (in tutti i sensi). Va cambiato il motore, vanno cambiate le regole e la mentalità. Impresa titanica, ma priva di alternative. Attenzione: non si tratta (solo) di salvare l'idea romantica di calcio azzurro, la nostra storia, i sogni dei bambini, lo sport più amato in questo Paese; qui c'è in ballo anche il destino dei club, i loro bilanci, la loro stessa sopravvivenza. Ecco il decalogo che potrebbe davvero cambiare le cose.
1 Azzeramento dei dirigenti, con nuove nomine e nuove figure.
2 Azzeramento dello staff tecnico.
3 Nomina di un supervisor/simbolo azzurro di comprovata preparazione ed esperienza dirigenziale. Esempio: Paolo Maldini.
4 Convincere i club che la nazionale non è un fastidio ma una necessità. Se il calcio italiano azzurro sparisce dalle mappe mondiali, il valore dell'intero prodotto (meno appeal, meno campioni, meno risultati, meno coppe) crolla.
5 Next Gen obbligatoria per tutte le partecipanti alla serie A.
6 Tetto agli stranieri in rosa.
7 Sgravi fiscali sulla compravendita di giocatori italiani.
8 Scelta di un unico stadio in cui giocare le partite casalinghe (San Siro? Olimpico?).
9 Revisione delle linee guida e dei principi adottati nei settori giovanili: stop all'agonismo esasperato, basta vittoria a tutti i costi, almeno fino a 12 anni.
10 Fissare un piano di crescita realistico, ragionando per decadi, azzerando così paure e ansie.