NAZIONALE

Ripartenza Italia, lo sfogo di Del Piero: "Serve progettualità, non pensare solo a salvarsi il c**o"

L'ex attaccante e l'analisi della crisi: "Terzo flop mondiale imbarazzante. Perché il calcio maschile non va, ma quello femminile e gli altri sport sì?"

Analisi o sfogo? Amarezza o carica per provare a ripartire? Alessandro Del Piero si muove tra queste frequenze dopo la terza mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali in seguito alla sconfitta contro la Bosnia. Chi meglio dell'ex attaccante, 95 presenze in azzurro dal 1995 al 2008 con l'apice raggiunto grazie al Mondiale vinto nel 2006, per fare i conti con la crisi del calcio italiano

A Sky Calcio Unplugged, Del Piero è tornato sulla sconfitta di martedì a Zenica: "Ci sono molte sensazioni negative: tristezza, arrabbiatura, delusione e incredulità. La prima volta era stato uno shock, la seconda un incubo e la terza imbarazzante da giustificare. Indipendentemente da di chi sia la colpa: Gattuso, Buffon e Gravina. Siamo indietro di tanto, non solo rispetto ai nostri standard, ma anche a chi ha studiato e ripartito da capo, come Francia e Germania che con coraggio hanno intrapreso certi percorsi. Anche se qui, a oggi, le soluzioni sembrano molto lontane".

La ricetta di Del Piero? "Ognuno di noi deve avere voglia di reagire e ripartire, mettersi in gioco, studiare e lavorare per risolvere le cose con entusiasmo". Ma il movimento deve essere riformato e questo non passa solo attraverso la singola nomina del presidente Figc o del nuovo Ct: "Credo nel gioco di squadra, non ci deve essere un capro espiatorio né una persona chiamata a risolvere tutto. Va analizzato cosa non funziona nel calcio maschile, perché il calcio femminile e gli altri sport stanno facendo cose straordinarie. I problemi sono nei settori giovanili, ma anche in stadi e investimenti. Dipende da tante persone: dai presidenti in giù, dirigenti e allenatori".

Lo storico numero 10 della Juventus vede l'assenza di un "calcio locale", con la conseguente perdita di "territorio e tradizione". Poi l'umiltà: "Dobbiamo fare un passo indietro e dire che non siamo più i migliori, neanche i secondi e i terzi. L'orgoglio va messo da parte, serve umiltà".

Obbligatorio pensare a medio-lungo termine: "Non è solo un discorso di soldi, serve progettualità con passaggi da rispettare. Serve tempo: col tempo, Gasperini all'Atalanta è diventato immortale. Ancelotti alla Juve sembrava l'allenatore più scarso del mondo, ma non è così. Serve qualcosa in più che pensare a salvarsi il c**o. I calciatori non si costruiscono, si plasmano e si aiutano ad arrivare".