C’è chi costruisce piste, e chi costruisce visioni. O almeno ci prova. Il progetto del Qiddiya Speed Park appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Tra architettura estrema e ambizioni globali, l’Arabia Saudita punta a ridefinire l’esperienza del motorsport, preparando il terreno per un circuito che potrebbe diventare il nuovo riferimento del calendario.
Un tracciato che sfida i limiti
Il layout porta la firma di Hermann Tilke e Alexander Wurz, una combinazione che unisce esperienza progettuale e sensibilità da pilota. Il risultato è un circuito pensato per spingere al limite sia le vetture sia chi le guida, con velocità elevate e una sequenza di curve progettate per offrire spettacolo. L’elemento simbolo è “The Blade”, una curva sopraelevata alta circa 70 metri che ha già acceso il dibattit. Resta però il nodo della sicurezza, con osservatori e appassionati divisi tra entusiasmo e scetticismo.
Oltre la gara, un nuovo modello
Il Qiddiya Speed Park non nasce solo per ospitare un Gran Premio, ma per diventare un polo di intrattenimento. L’obiettivo è superare il concetto tradizionale di weekend di gara, integrando il circuito in un ecosistema fatto di parchi tematici, turismo e attività per il pubblico. Se i tempi saranno rispettati, il debutto in Formula 1 è previsto per il 2028, segnando il passaggio dal cittadino di Jeddah a una struttura permanente.Tra ambizione e polemiche, il progetto saudita incarna perfettamente il presente - e il futuro - della Formula 1.
Futuro
Il nuovo circuito dell'Arabia Saudita ha una curva alta 70 metri
Dalle scogliere saudite nasce un circuito destinato a far discutere
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