Adesso per la Roma la missione diventa quasi impossibile. Dopo la bellissima cavalcata di metà stagione che aveva portato addirittura a Trigoria il sogno scudetto, c’è stato il crollo successivo che in questo momento taglia fuori i giallorossi dai posti Champions e addirittura oggi consentirebbe solamente la partecipazione alla Conference League. Al di là dei 54 punti in classifica, non va dimenticato che la Roma è in svantaggio nella classifica avulsa contro la Juventus ed è alla pari con il Como ma – anche a causa del 2-5 di San Siro – è nettamente in svantaggio per la differenza reti.
Gasperini e i suoi giocatori non lo ammetteranno mai, ma la situazione attuale è molto probabilmente figlia del gol di Federico Gatti all’Olimpico che ha dato il 3-3 alla Juventus che era sotto per 3-1. Se i giallorossi avessero vinto quella partita, avrebbero tenuto la Juve a distanza ma soprattutto si sarebbero iniettati una bella dose di autostima. Invece nelle ultime cinque partite hanno messo insieme tre sconfitte, un pareggio e una sola vittoria contro il Lecce.
Più di tutte le altre squadre, la Roma ha sofferto gli scontri diretti, che le hanno portato pochissimi punti. Andando a rivedere la classifica dopo 31 giornate, Gasperini ha totalizzato un solo punto in più della squadra tormentata che ha cambiato tre allenatori nella scorsa stagione e uno in meno della Roma di due anni fa con la staffetta Mourinho-De Rossi. Evidentemente si sta parlando di una squadra che ha ancora dei limiti, anche se Gasperini, in tutta franchezza, è riuscito a darle almeno un’identità.
L’impressione è che la Roma abbia alcuni giocatori fondamentali e assolutamente insostituibili: uno in porta (Svilar), uno in difesa (Mancini), uno a centrocampo (Manu Konè), uno sulla fascia, sia destra che sinistra (Wesley) e soprattutto uno in attacco (ovviamente Malen). Nella serata di San Siro, mancavano Wesley e Manu Konè, Mancini è stato costretto a uscire per infortunio dopo il primo tempo e Malen è stato limitato da un’ottima prestazione di Acerbi oltre che dal taglio dei rifornimenti. Svilar ha anche provato a tenere la squadra in partita dopo il gol iniziale di Lautaro Martinez, ma da solo non poteva fare molto di più. Quando ci sono questi cinque, la Roma ha una marcia in più. Chiunque giochi al loro fianco.
Non è ancora una porta chiusa quella della Champions per la Roma. C’è ancora la possibilità di cambiare marcia con la speranza di un rallentamento da parte di Juventus e Como. Tutto può essere. Però adesso non dipende più solo dai giallorossi. Devono vincere e basta, sperando che sbaglino gli altri. Gasperini, al di là dei giocatori da recuperare nei ruoli chiave, deve trarre le poche buone indicazioni che sono arrivate dalla serata semidisastrosa di San Siro. La seconda metà del primo tempo, a parte il gol del 2-1 di Calhanoglu, è stata interpretata nella maniera giusta dai giallorossi, che hanno anche avuto in mano per un po’ la partita. Poi è arrivato il crollo ed è proprio su quello che l’allenatore deve lavorare duramente, se vuole sperare ancora.
A gennaio, la Roma ha sicuramente svolto il lavoro migliore sul mercato, soprattutto con l’acquisto di Malen, scelto personalmente dal Gasp su misura per il suo gioco. Però ha speso parecchio e se non arrivasse la qualificazione per la Champions, I Friedkin non la prenderebbero molto bene.