L'ANALISI

Milan, addio sogno scudetto: ma i veri rimpianti non sono quelli di Napoli

Troppi punti persi contro le piccole squadre, ma anche l'idea che qualche volta si potesse giocare con tre attaccanti

di Enzo Palladini

Lo ha ammesso anche Massimiliano Allegri: la partita di Napoli si poteva provare a spaccare dopo un’ora di gioco, prima di prendere il gol anziché dopo. Sembra una banalità, ma quella considerazione è la differenza tra la speranza, sa pure flebile, di una rimonta sull’Inter e una resa pressoché incondizionata per il discorso scudetto. L’allenatore milanista ha sempre detto che l’obiettivo della sua squadra in questa stagione è il rientro in Champions League. Verrà centrato salvo imprevisti, però è chiaro che nel fondo dell’anima di Allegri e dei giocatori i pensieri sono completamente diversi.

L’amarezza per la sconfitta di Napoli è molto superiore a quanto possa essere raccontato con le parole. E se il primo motivo è proprio l’addio ormai definitivo al sogno scudetto (9 punti di distacco sono obiettivamente tanti), anche il secondo ha la sua importanza. In questo campionato è il primo scontro diretto perso dai rossoneri, che avevano vinto all’andata contro lo stesso avversario, hanno vinto i due derby contro l’Inter, hanno ottenuto una vittoria e un pari contro l’Inter, una vittoria e un pari contro la Roma, 0-0 all’andata contro la Juventus. Se il campionato fosse un gironcino tra le prime sei, i rossoneri avrebbero probabilmente vinto. Ma non è così.

Domanda: il Milan poteva fare di più in questa stagione? E se sì, quando? Risposta: di sicuro poteva metterci qualcosa in più contro le squadre della seconda metà della classifica, che hanno portato via un sacco di punti ad Allegri e ai suoi. Sconfitte come quelle contro la Cremonese (anche se era la prima giornata) o contro il Parma, alla fine faranno parte dei rimpianti. Molto più della sconfitta di Napoli, che fa male – molto male – per la maniera in cui è arrivata e per la sua collocazione all’interno del calendario. Resterà negli almanacchi la doppia vittoria nel derby, ma se l’Inter conquisterà lo scudetto, staccherà i cugini di due titoli, con l’aggravante di una seconda stella che ancora sulla maglia rossonera non arriva.

Si poteva osare di più anche a Napoli, in questo l’autocritica velata di Allegri ha fatto chiarezza. La manciata di minuti di Leao non è stata molto comprensibile (la scusa è sempre quella delle condizioni fisiche mai ottimali), forse poteva starci un po’ più di Pulisic, anche se nel 2026 non ha ancora segnato. Fullkrug a Napoli ha lavorato molto più in fase difensiva che in fase offensiva, mentre Gimenez che è entrato al suo posto almeno si è fatto sentire in area avversaria.

Ulteriore domanda: è proprio campata per aria l’idea di giocare in modo differente? Se davvero sembra illogico nella filosofia allegriana alzare di molto il baricentro della squadra, magari in qualche occasione tre attaccanti insieme potrebbero dare una soluzione in più, soprattutto quando alle sue spalle ci sono centrocampisti di dinamismo infinito come Rabiot e Fofana più un organizzatore eccelso come Modric. Oggi però sono tutti discorsi da fare con il senno di poi. La partita del Maradona ha detto che il Napoli sta meglio del Milan e che Conte è l’unico in grado di dare qualche preoccupazione a Chivu in prospettiva scudetto. E non è una sentenza da poco.