L'aveva promesso e ora è arrivato. Gabriele Gravina ha vivisezionato il calcio italiano analizzandone problemi e criticità nero su bianco. Nel lungo documento redatto dal presidente Figc uscente (che avrebbe dovuto presentare in audizione alla commissione Cultura della Camera) sono presenti anche proposte per risolvere queste situazioni che affliggono il movimento azzurro ormai da anni. Si tratta di un ultimo atto di responsabilità da parte di chi ha deciso di dimettersi dopo le forti pressioni politiche e il fallimento Mondiale.
"Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe (quindi dei Club) e delle istituzioni. Troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprio falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate. Rischio, quest'ultimo, che penalizza ancor più del primo la vera ricerca di soluzioni ai problemi del nostro calcio". È quanto fa sapere il presidente dimissionario della Federcalcio, Gabriele Gravina, in una nota allegata alla relazione che avrebbe dovuto presentare in audizione alla commissione Cultura della Camera saltata all'indomani dell'eliminazione dell'Italia dai mondiali di calcio. "A mio avviso, infatti, non è un caso che nelle materie di diretta ed esclusiva competenza federale (sostenibilità sociale e ambientale, progetti giovanili e scolastici, programma di formazione e sviluppo delle Nazionali giovanili, solo per citarne alcune), si siano raggiunti risultati ragguardevoli, al contrario delle materie in cui gli interessi delle componenti, così come le reciproche autonomie, si sovrappongono a tal punto da arrivare a ingessare il sistema", aggiunge Gravina.
I problemi
- Troppi pochi italiani e giovani
"La Serie A italiana continua ad essere uno dei campionati più 'vecchi' d'Europa, con un'età media dei calciatori schierati in campo di 27 anni, l'ottavo torneo più anziano in Europa, peggio di Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, Norvegia, Belgio"
- Percentuale stranieri
"Percentuale di stranieri in campo: nell'attuale campionato di Serie A i calciatori non selezionabili per la Nazionale italiana hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi. È il sesto peggior dato in Europa: in Spagna l'impiego degli stranieri pesa per il 39,6% dei minuti, in Francia per il 48,3%"
- Investimenti settori giovanili
- Sistema economicamente insostenibile
"Un sistema economicamente insostenibile, in cui le risorse generate non bastano a coprire i costi (con la conseguenza che si preferisce ingaggiare calciatori dall'estero, che spesso risultano più a buon mercato e sottostanno a qualche vincolo normativo in meno per essere tesserati - ad es. i diversi sistemi di garanzie da prestare o il progressivo alleggerimento dei vincoli per il tesseramento di nuovi calciatori extracomunitari, aspetti che in entrambi i casi rientrano nella nuova autonomia riconosciuta alla Lega Calcio Serie A)"
- Gap infrastrutturale
"Un crescente gap infrastrutturale anche rispetto a Paesi di ranking sportivo inferiore (è un ulteriore segnale di declino competitivo del sistema, che si riflette anche sui risultati sportivi): l'Italia non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti/ammodernati tra il 2007 e il 2024"
- Incapacità di fare sistema
Nel calcio italiano "nessuna collaborazione 'di sistema' per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale, atteso che la gestione del calendario dei campionati è una esclusiva prerogativa della Lega interessata (in forza della summenzionata autonomia), senza che la Federazione abbia alcun potere di intervento"
Le soluzioni
- Diritto alla scommessa: devolvere al calcio una percentuale del gettito
Si tratta solo di recepire, anche in Italia come già avvenuto in molti Paesi europei, un principio sancito da una precisa direttiva europea e, più di recente, richiamato anche dalla Risoluzione della Commissione Marcheschi come un preciso impegno cui il Governo dovrebbe attenersi. Il contributo avrebbe precisi vincoli di destinazione 'virtuosi': investimenti in infrastrutture; sviluppo dei settori giovanili; lotta alla ludopatia.
- Abolire divieto pubblicità operatori scommesse
Abolizione del divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per gli operatori delle scommesse, introdotto con il "Decreto dignità" del 12 luglio 2018 e ugualmente inserito tra gli impegni del Governo nella Risoluzione della Commissione Marcheschi, anche in considerazione del fatto che tale misura si è dimostrata largamente inefficace. Anzi, è stata proprio la relazione conclusiva della Commissione parlamentare d'inchiesta sul gioco illegale (2022) a evidenziare come, nonostante la normativa in questione, ci sia stato un aumento del gioco di azzardo anche nelle fasce dei minori e un aumento del gioco illegale; pertanto, la misura non è risultata affatto efficace per il contenimento dei fenomeni di ludopatia a fronte, invece, di una riduzione delle entrate per le società sportive che ha penalizzato il sistema calcio italiano rispetto al contesto europeo.
- Ripristino Decreto Crescita (per tornare competitivi sull'ingaggio di campioni dall'estero)
Il presidente dimissionario avanza anche l'ipotesi di un "Credito di imposta (tax credit sul modello di quanto fatto ad esempio per l'industria cinematografica) per finanziare gli investimenti sulle giovani calciatrici e i giovani calciatori (under 23) selezionabili per le squadre nazionali e negli impianti, anch'esso inserito tra gli impegni del Governo nella Risoluzione della Commissione Marcheschi (fonte: Piano Strategico FIGC marzo 2024, Allegato 23)". Oltre al ripristino (con eventuale riformulazione) del regime fiscale agevolato per i professionisti (calciatori, allenatori) provenienti dall'estero, abolito a fine 2023 con il "Decreto Crescita", al fine di ridare competitività all'industria calcistica italiana, anche in considerazione del fatto che la summenzionata abolizione non ha prodotto i risultati sperati.
- Sostegno realizzazione nuovi stadi (Ammodernamento degli attuali, anche in vista di Euro2032)
- Riforma settore arbitrale
- Riforma dei campionati (ora infattibile per mancanza di un accordo tra le varie componenti che lo compongono)
Al termine della relazione di Gravina le considerazioni finali che sanno di appello: "Alla luce di quanto espresso, è del tutto evidente che, per il bene del calcio italiano, l’unico modo di intervenire è farlo in maniera radicale, grazie ad un’unità d’intenti che superi i confini del conveniente e dell’opportuno. Sarebbe decisivo un passo in avanti da parte di tutte le componenti federali, con il fondamentale supporto del Governo e del Parlamento. Perché senza questa convinta e unanime volontà di anteporre il bene comune alla difesa del proprio posizionamento, con la politica che deve creare le condizioni e agevolare gli strumenti adeguati per agire, nessun singolo individuo può determinare il vero e completo rilancio del movimento calcistico italiano".