intervista esclusiva

Italia, disastro nazionale e club. "Rinascere? Si può. Ma serviranno 10 anni…"

Perché la Serie A è fuori dalle coppe? L'avvocato Pierfilippo Capello analizza i limiti legali su tetti agli stranieri, Next Gen e sgravi fiscali per salvare il calcio azzurro

di Roberto Ciarapica
© ansa

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Un’altra batosta per il calcio italiano. Come se non bastasse già il resto: la terza eliminazione di fila dalla corsa Mondiale; l’ultimo disastro in Champions League, con la sola Atalanta agli ottavi (salvo poi perdere 10-2 col Bayern Monaco); il conseguente crollo nel ranking: quello per club e quello per nazionali, in cui gli Azzurri sono ormai stabilmente fuori dalle prime dieci posizioni. L’eliminazione di Bologna e Fiorentina dalle coppe presenta al calcio italiano tutto un altro conto pesante: nessuna squadra della Serie A giocherà un quarto di finale europeo. Non accadeva da 7 anni, e - continuando così - rischia di diventare normalità. A meno che non si facciano riforme profonde e adeguate. Non basteranno un nuovo presidente federale e un nuovo ct.

Avvocato Pierfilippo Capello (Head of Sports a Deloitte Legal), Spalletti propone - tra le misure per far rinascere il calcio azzurro - un Under 19 italiano sempre in campo…
“Ricordiamo, anzitutto, che per legge non è possibile imporlo. L'accordo tra i club, invece, è un'ipotesi che potrebbe reggere, ma il giocatore deve essere europeo, o cresciuto nel vivaio della squadra. Insomma non è una strada facilmente percorribile”.

Tetto agli stranieri: siamo al 70% di minuti giocati in Serie A. La Spagna ne ha la metà. Le leggi comunitarie impediscono di controllarne il numero. Ma con un gentleman agreement tra i presidenti si potrebbe fare?
“Un gentlemen agreement è comunque un accordo, che avrebbe quindi carattere vincolante: si andrebbe contro la normativa europea, e qualsiasi giocatore che ritenesse di essere danneggiato da questo accordo potrebbe agire nei confronti dei “responsabili”. Anche questa non è una soluzione facilmente praticabile".

Stessa domanda per le squadre Next Gen. Solo pochissimi club le hanno. Cosa può fare la Figc?
"Prevedere l’obbligo, per determinate società, di avere un certo numero di squadre del settore giovanile, Under o di calcio femminile è una prerogativa del legislatore sportivo, quindi la Federazione potrebbe introdurre una norma in tal senso. Il problema sono i costi: una simile proposta troverebbe forti resistenze".

Una legge che favorisca sgravi fiscali per la compravendita di giocatori italiani sarebbe tecnicamente possibile?
"Prevedere che ci sia un vantaggio fiscale o di altro genere per operazioni di calciomercato relative a giocatori con cittadinanza italiana mi sembra, a una prima sommaria analisi, suscettibile di contestazioni".

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Pierfilippo Capello

Cosa possono fare Governo e Figc sul fronte stadi?
"Negli ultimi anni le procedure sono diventate più snelle ed efficaci, infatti un numero crescente di club ha avviato operazioni relative allo stadio. Credo che la cosa principale sia dimostrare con i fatti che costruire un nuovo impianto sia fattibile in tempi ragionevoli e rispettando il budget previsto. Nei prossimi anni ogni successo, in tal senso, ne metterà in moto degli altri".

In Norvegia non si fa calcio agonistico, cioè finalizzato al risultato, fino ai 12-13 anni. Potrebbe essere una strada per l’Italia? 
"Tutto ciò che riguarda la regolamentazione dell'attività agonistica compete alle federazioni: l'impulso iniziale, con le relative linee guida, deve pertanto venire dalla Figc, mentre le varie componenti federali - come leghe e settore tecnico – avrebbero poi il compito di renderle efficaci e operative".

Sempre più scuole pubbliche indirizzano i bambini, tra i 5 e i 10 anni, verso sport alternativi al calcio, come il tennis, per esempio, che grazie ai successi della “generazione Sinner” sta diventando lo sport nazionale.
"Continuo a ritenere che il calcio sia lo sport in assoluto migliore per i bambini: può eccellere chi ha un fisico minuto come Messi e chi è possente come Ibrahimovic; è uno sport di squadra, in cui vittorie e sconfitte si condividono, in cui i bambini possono sentirsi liberi, e praticarlo ovunque, con un pallone e due barattoli. Oggi però molte famiglie indirizzano i figli verso altri sport, il calcio viene percepito come un ambiente “non sano”. È necessario che il sistema si interroghi e decida di comunicare sé stesso in maniera diversa e nuova".

Supponendo che il prossimo presidente federale riesca a mettere in moto la macchina delle riforme, non c’è il rischio che i risultati possano tardare ad arrivare, svuotando di credibilità l’eventuale processo riformatore?
"Serve un programma di riforme strutturali, condiviso da tutti e articolato in tre fasi: una prima analisi dei motivi dell'attuale situazione; uno studio dei punti di forza e delle novità apportate da altre nazioni, che hanno ottenuto risultati; la concretizzazione di un programma di riforme, con però la consapevolezza che i frutti potranno essere raccolti dopo 10 anni, così da permettere ad almeno due generazioni di calciatori di crescere con questi obbiettivi".

Detto così, sembra fattibile…
"Il problema è che ogni riforma lede interessi pregressi e in generale fa paura (come ogni cosa nuova). L'unico modo per superare le resistenze dei soggetti interessati e convincerli a partecipare in maniera proattiva a questo progetto, sarebbe quello di stabilire - per ciascuna componente - il ritorno positivo che essa stessa avrà in caso di successo del programma, indicando precisi step temporali entro i quali debbono essere raggiunti specifici risultati".