
Milan, è tutto di nuovo da rifare: la mancata Champions può portare a un'altra rivoluzione
Giocatori, tecnico, ma anche i ruoli dirigenziali: si va verso una resa dei conti sanguinosa

Può succedere tutto come niente, in fondo a un mese disastroso, il mese in cui Massimiliano Allegri aveva dato appuntamento alla sua squadra. E' andato ripetendo per settimane che a fine marzo sarebbe stato il momento di aprire la mano e scoprire quanta sabbia era rimasta tra le dita e di granellini, a metà aprile, ne sono rimasti pochi pochi. Facendo due conti, tre miseri punti sulla Juve e cinque sul Como (che però oggi gioca in casa contro l'Inter), avamposto dal quale difendere un posto Champions che era scontato e invece non è più sicuro per niente. Con quel che ne consegue, in termini di conseguenze.
Ecco, appunto, le conseguenze. Rafa Leao ieri si è preso la prima, sonora, bordata di fischi dal suo pubblico. Un invito a dare qualcosa in più, a voler essere morbidi, in realtà la certificazione di un rapporto finito per stanchezza (dei tifosi) e apatia (di Leao). Cosa accadrà nel prossimo mercato non è dato saperlo, anche se non è difficile immaginarsi che il Milan ascolterà eventuali offerte. Con la certezza, ahiloro, che le cifre richieste e ipotizzate solo tre anni fa si siano sgonfiate parecchio. Insomma, con la cessione di Leao non si diventa ricchi e nemmeno si può contare di poter trovare un sostituto all'altezza. Ma Rafa è uno soltanto, la prima fila di una lista che potrebbe essere lunghetta. Ci sono Fullkrug e Gimenez, Loftus-Cheek e magari Pulisic, Tomori, Estupinan e chissà chi altro, tutta gente che potrebbe dover svuotare l'armadietto di Milanello per cercare fortuna altrove.
Il problema è che all'appuntamento con i conti di Primavera è arrivato sgonfio anche Massimiliano Allegri, granitica certezza del nuovo Milan fino a una manciata di settimane fa. Si diceva: ha perso punti con le squadre della parte destra della classifica, ma il rendimento negli scontri diretti è la dimostrazione di un lavoro fatto bene. Solo che i punti con le squadre della parte destra della classifica li perde ancora e quelli con la parte destra cominciano a mancare. Inter a parte, con cui il saldo è clamorosamente positivo, sconfitta a Napoli (a San Siro aveva vinto), sconfitta all'Olimpico contro la Lazio (all'andata aveva vinto), pareggio contro la Roma (sempre tre punti all'andata). Mancano Juve e Atalanta da affrontare in casa e non c'è margine d'errore. Un posto Champions si gioca lì. Insieme al futuro di Allegri che, nel frattempo, strizza l'occhio alla Nazionale.
Giocatori, allenatore e, come dicevamo, dirigenza. Gerry Cardinale valuta e ci mancherebbe pure. E potrebbe anche decidere che non va bene così. Igli Tare e Giorgio Furlani restano su sponde opposte dello stesso fiume. Con l'uscita di Elliott si pensava a un addio dell'ad, adesso sembra invece eventualmente più probabile quello del ds. Anche se, come nel caso dei giocatori, poi andrebbe individuato un sostituto all'altezza. Magari uno che possa costruire la squadra che verrà con l'allenatore, vecchio o nuovo che sia.
In questo senso vale la pena tenere alte le antenne anche a qualche chilometro da Milano. C'è, come detto, movimento attorno alla Nazionale, c'è movimento a Roma (Gasperini-Ranieri-Massara), c'è movimento a Napoli (Conte?). Tutte situazioni in bilico che potrebbero portare a tutto o, appunto, a niente. La ruota sta girando, va solo capito dove si fermerà.