Il 2026 segna una svolta radicale per l'urbanistica milanese con il lancio di Möves, il piano strategico del Comune destinato a ridisegnare la geografia degli spostamenti cittadini. L’obiettivo dichiarato è un cambio di paradigma culturale che metta fine all’egemonia dell’auto privata per restituire lo spazio pubblico a chi si muove a piedi, in bicicletta o in monopattino.
Una rete ciclabile capillare
Il cuore del progetto prevede lo sviluppo di una rete ciclabile complessiva di 565 chilometri, strutturata su 29 itinerari strategici principali e una fitta trama di percorsi secondari nei quartieri. Attualmente circa il 46% della rete principale è già operativo, con assi fondamentali come Buenos Aires-Monza e i tratti lungo i Navigli che mostrano una metamorfosi urbana già in fase avanzata. Oltre alle piste, il piano interviene con determinazione sulla sicurezza attraverso l'installazione di cuscini berlinesi e migliaia di paletti dissuasori.
Le incognite della transizione
Nonostante l’entusiasmo per i benefici fisici ed economici legati all'uso della bicicletta, il piano Möves solleva dubbi sulla sua reale applicabilità a tutte le categorie sociali. Se per i residenti del centro la mobilità dolce appare come un'opportunità, per i pendolari che arrivano da fuori città e per chi soffre di mobilità ridotta l'auto rimane spesso un ausilio indispensabile, difficilmente sostituibile in presenza di parcheggi di interscambio saturi o mezzi pubblici congestionati. Anche il mondo del lavoro, dagli artigiani ai corrieri che necessitano di trasportare attrezzature pesanti, guarda con preoccupazione alla riduzione forzata dello spazio stradale.
Strategie
Milano non vuole più le auto: previsti 565 km di ciclabili
Il piano Möves dichiara guerra alle quattro ruote per una città a misura di pedone
© ansa
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