Francesco Fortunato, grande protagonista nei mondiali a squadre di marcia a Brasilia dove ha conquistato l'oro nella 21.097 km, è da anni uno dei principali interpreti internazionali maschili della disciplina, insieme all'altro azzurro Massimo Stano, e tale successo lo proietta certamente verso nuove esaltanti sfide a partire nell'attuale stagione da quella degli Europei di Birmingham, in agosto, dove proverà a migliorare il terzo posto ottenuto due anni fa a Roma sulla distanza della 20 km, sostituita dal 2026 con quella classica della mezza maratona di corsa.
Il marciatore pugliese di Andria, 31 anni compiuti lo scorso 13 dicembre, vanta una carriera già lunga e ricca di soddisfazioni, tra cui su tutte oltre al bronzo continentale, anche nello stesso 2024 un altro titolo sempre nei mondiali a squadre disputati ad Antalya in Turchia, nella staffetta mista insieme a Valentina Trapletti, senza dimenticare la soddisfazione del record mondiale indoor sui 5.000 metri in pista, realizzato il 28 febbraio con il tempo di 17'54"48, primato peraltro già fatto anche nel 2025 con 17'55"65, ma non omologato per via di un problema regolamentare non certamente imputabile all'atleta.
La crescita di Fortunato è sempre stata negli anni costante, senza acuti nelle competizioni giovanili, ma poi con una presenza costante, in particolare dal 2021, in tutte le più grandi manifestazioni europee e mondiali, grazie a un lavoro meticoloso, fatto di disciplina e attenzione ai dettagli, che lo rendono un atleta in grado di poter sempre puntare al massimo in ogni situazione, come nella gara di Brasilia dove si è temuto a lungo che potesse essere in crisi, ma era solo la sua preoccupazione per i due cartellini rossi avuti all’inizio della gara.
© Fidal/Fidal
Francesco, un finale straordinario e anche inaspettato, perché a tre quarti di gara, intorno al 15esimo km, avevi leggermente perso contatto con il gruppo di testa. Solo timore per i due cartellini rossi?
"Si è così. Ogni tanto perdevo il contatto col gruppo perché mentalmente ero preoccupato per le due proposte di squalifica e questo mi portava a deconcentrarmi dallo spingere. È stata una lotta continua gestire questo tipo di pensieri negativi, che ho avuto fino a meno di un km dall'arrivo quando a quel punto rischiare per vincere ne valeva la pena, e ho dato tutto quello che avevo".
Il tuo ultimo km è stato devastante, in particolare gli ultimi 500 metri, merito anche dai grandi ritmi che sai dare alle prove corte quali i 5000 metri?
"Sicuramente la mia velocità di base del 5.000 è stata di grande aiuto, ma credo anche sia poi una questione di quante energie hai ancora. Io ne avevo tante, il brasiliano Bonfim che è un grandissimo specialista della 20 è invece arrivato cotto."
In effetti hai tagliato il traguardo molto fresco. Ti aspettavi di arrivare in queste condizioni?
"Mi fa strano dirlo visto che era un mondiale ma forse è stata la 20 km, anche se poi erano 21, meno faticosa fisicamente che io abbia fatto. L'adrenalina sicuramente fa tanto, ma conosco bene il mio corpo e la fatica di queste gare lunghe, e posso dire che non sono stato mai davvero male come tutte le altre volte nella mia carriera. Quindi certamente non mi aspettavo di arrivare così bene."
Una stagione iniziata alla grande con il primato del mondo e il titolo del mondo. C'è qualche elemento nuovo che hai introdotto nella tua preparazione, o credi che in ci sia in te una sempre maggiore convinzione nelle tue potenzialità?
"Corpo e mente vanno sempre di pari passo. Io e il mio tecnico abbiamo cambiato delle cose in allenamento e l'approccio mentale è migliorato, ma reputo tutto in linea con un processo di crescita partito da lontano, senza aver fatto mai esagerati exploit, ma ormai consolidato."
Che emozione ti ha dato sapere che sei il secondo marciatore nella storia italiana a vincere una gara individuale in tale manifestazione mondiale, 65 anni dopo la leggenda Pamich?
"Ancora sono un po' incredulo veramente di aver vinto i mondiali davanti ai migliori specialisti della disciplina, e sapere poi di scrivere il mio nome nella storia della marcia è oltremodo motivo di grande soddisfazione per me."
Due anni fa, il titolo di campione del mondo nella staffetta mista, era stato benaugurante per il bronzo negli gli europei di Roma. Quest'anno per Birmingham cosa ti vuoi regalare?
"Il mio obiettivo per Birmingham sarà certamente quello di confermare il podio di Roma, ma il sogno è certamente quello di lottare per la vittoria insieme a un altro azzurro, Massimo Stano, per una storica doppietta italiana auspicando ovviamente che sia io il vincitore."
Quali saranno adesso i tuoi prossimi impegni sulla strada per gli Europei?
"A livello internazionale disputerò due gare di World Athletics Race Walking Tour, l'8 maggio a Poděbrady dove disputerò ancora la 21,097 km e poi il 31 dello stesso mese a Madrid dove sarò invece impegnato in una 10 km, evento questo spagnolo che mi ha visto spesso protagonista. A livello nazionale invece onorerò gli impegni legati ai campionati societari e, tra questi, ci saranno anche i campionati italiani assoluti di fine luglio a Firenze sui 10 km."
Hai 31 anni, e sei nel pieno della tua maturità agonistica. Quanti sogni ti senti ancora di poter realizzare?
"Ho 31 anni e già una lunga carriera da raccontare, anche se poi quando qualcuno che non mi conosce mi chiede l'età, mi diverto a dire che ne ho 25 e mi credono anche. Scherzi a parte posso dire di essere molto sereno per quanto fatto, senza nessuna ossessione o rimpianto, ma sicuramente la volontà e la determinazione di poter fare ancora di più c'è sempre, e quando si ottiene un grande risultato come quello di Brasilia, non si può che allargare ulteriormente l'orizzonte dei sogni. Guardando oltre il pensiero va ovviamente alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 dove voglio pensare in grande, senza dimenticare i mondiali di pechino 2027."
Se potessi scegliere preferiresti che si ritornasse alla classica 20 km, o ti piace anche questa nuova distanza dei 21,097?
"Sinceramente io preferirei si tornasse alla 20 km, per un discorso di maggiore identità della disciplina della marcia, anche perché se come in tanti dicono che 1 km non fa la differenza, perché allora non hanno deciso di fare la gara sui 19 km.