Una giornata, tanti verdetti. Scudetto, zona Champions e due terzi della zona retrocessione sono ormai decisi. La vittoria dell’Inter e il ko del Napoli producono quel +12 (anche sul Milan) che ormai consegna virtualmente il titolo numero 21 ai nerazzurri. Il successo della Juventus legato al ko del Como e al pareggio della Roma consegna ai bianconeri un rassicurante +5 in chiave Champions League. La frenata della Cremonese allo Zini contro il Toro (con quel gol annullato ai grigiorossi che lascia tanti dubbi) potrebbe regalare la salvezza a un Lecce che ha un punto e una partita in meno con davanti un calendario morbido dovendo affrontare - dopo la Fiorentina stasera - Pisa e Verona.
RECORD - Quando erano entrambi alla Juventus, Massimiliano Allegri disse di Rabiot in una conferenza post partita datata 22 settembre 2021: “Dovrebbe fare dieci gol, non cinque o sei. Deve migliorare i tempi di inserimento e nel tiro, deve attaccare la porta.” Quando Rabiot, il 12 settembre dello scorso anno, fu presentato come nuovo giocatore del Milan disse: “Sono qui per fare qualcosa di grande, voglio fare almeno dieci gol.” Mancano ancora cinque giornate alla fine e Adrien Rabiot di gol in questo campionato ne ha già segnati 6. La doppia cifra è difficile ma non impossibile. Il record di segnature del centrocampista francese in un torneo è di 9 reti (lo scorso anno al Marsiglia), mentre in Serie A il primato è di 8 centri realizzati con la Juve (di Allegri) nel 2022-23.
APPROCCIO - Il gol di Cancellieri che ha aperto la sfida del Maradona vinta 2-0 sabato dalla Lazio è il settimo incassato in campionato dal Napoli nei primi dieci minuti di gioco. Segno evidente che l’approccio alle partite della squadra di Conte è decisamente imbarazzante. Prima del laziale avevano segnato agli azzurri nei primi 600 secondi nell’ordine Saelemaekers (Milan), Dimarco (Inter), Malinovskyi (Genoa), Malen (Roma), Siebert (Lecce) e Strefezza (Parma). Colpito a freddo in queste sette partite, il Napoli ha poi rimediato due sconfitte (contro Milan e Lazio), tre pareggi (con Inter, Roma e Parma) e due vittorie (contro Lecce e Genoa).
POST SCUDETTO - Il brutto Napoli visto sabato contro la Lazio, fragile e rinunciatario, incapace di creare mezza occasione da gol pur con in campo i Fab Four, si avvia verso un finale di stagione anonimo. Lontano dallo scudetto, arrivato 30esimo su 36 squadre nella fase a campionato della Champions, eliminato in Coppa Italia nei quarti dal Como. Praticamente un fallimento, visti i quasi 200 milioni investiti in estate dal presidente De Laurentiis. Salva la stagione di Conte, forse, la Supercoppa vinta a Riad. In realtà, pur con sfumature diverse, la stagione post scudetto è sempre stata difficile sotto il Vesuvio. Nel 1988 lo squadrone di Maradona e Careca si vide soffiare il bis tricolore in volata dal Milan di Sacchi, vittorioso 2-1 al San Paolo nello scontro diretto dell’1 maggio. Nel 1990-91 fu il 5-1 alla Juve in Supercoppa di inizio stagione a illudere e a salvare in parte un’altra annata fallimentare culminata con la squalifica per doping e la fuga di Maradona in Argentina e con un deludente ottavo posto finale. Peggio è andata nel 2024: un continuo tourbillon di allenatori per un misero decimo posto e un’onorevole eliminazione agli ottavi di Champions a opera del Barcellona. Nelle cinque giornate che restano il Napoli dovrà puntellare il secondo posto e difenderlo dall’assalto del Milan, in vantaggio grazie alla migliore differenza reti. Poi starà ad Adl e a Conte decidere il da farsi in vista della prossima stagione.
PIPPERO - Ai tempi d’oro della Gialappa’s su Italia 1, inizi anni Novanta, il Pippero era un format storico in cui venivano elencati i peggiori giocatori, celebrazione ironica del flop. Per questa stagione il Pippero va di diritto ad Alvaro Morata. In un Como che è stato la rivelazione del campionato e che è approdato alla semifinale di Coppa Italia, l’attaccante spagnolo non ha minimamente inciso. Per lui parlano le cifre: 22 presenze in A per un totale di 890 minuti e… zero gol. Quattro volte il suo nome è entrato nei tabellini: per quattro ammonizioni, due - che hanno portato alla sua espulsione - nella sfida del febbraio scorso in casa con la Fiorentina. Quando a fine partita Cesc Fabregas, suo allenatore ma anche suo ex compagno nella nazionale spagnola, sbottò pesantemente contro Morata: “Chi non può reggere la provocazione deve fare un altro lavoro perché la provocazione fa parte del gioco del calcio.” Proprio alla Fiorentina, ma in Coppa Italia, Morata ha segnato il duo unico gol stagionale nella vittoria per 3-1 al Franchi degli ottavi di finale (terza rete allo scadere, non esattamente decisiva…). Quasi certamente le strade del Como e dell’ex bomber di Real, Atletico e Juventus si divideranno. Solo qualche altra prodezza in Coppa potrebbe lasciare un buon ricordo di lui tra i tifosi lariani giustamente abbagliati dalle magie dei giovani Paz, Douvikas e Baturina e altrettanto giustamente delusi dal rendimento di un senatore ricco di glorie passate ma approdato sul Lago solo per fare passerella…