Strategie

Da Pechino la sfida decisiva all'Europa

L'obiettivo è insidiare i grandi marchi premium tedeschi

di Tommaso Marcoli
© Ufficio Stampa

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Gli ultimi venticinque anni sono serviti alla Cina per costruire la sua industria automobilistica. Lo schema elaborato si è dimostrato efficace nell'effettuare quello che - probabilmente - è il più abbondante trasferimento di competenze della storia. È andata più o meno così: la Cina si apre al mondo, l'Europa si avvicina e con la promessa di un mercato ampio e a basso costo, insedia i suoi impianti (con joint venture obbligatorie). I cinesi osservano, imparano e riproducono. Il banco, dopo due decenni, è saltato.
Nuove sfide
Dopo anni di "prove", oggi la Cina è in grado di produrre automobili di ultima generazione in completa autonomia. L'avvento dell'automobile elettrica le ha inoltre assicurato un vantaggio competitivo nei confronti del resto del mondo: in termini di software e connettività, non ha rivali alla sua altezza. Per quanto possa sembrare paradossale, tocca all'Europa rivolgersi a Oriente per capire come migliorare i propri prodotti, per renderli più competitivi, desiderabili e tecnologici.
Da Pechino
Nei prossimi giorni il Salone di Pechino darà una misura della potenza cinese in campo automobilistico. Saranno presentati 181 nuovi modelli e 71 prototipi, numeri impensabili per l'Europa. Di questi, molti si rivolgeranno al settore premium, una categoria di mercato da sempre presidiata dalla Germania. Ormai la "minaccia" è globale: non soltanto elettriche piccole ed economiche, ma anche SUV e berline di classe superiore. Ciò che sembrava impensabile solo 5 anni fa, è una realtà con cui fare i conti. L'eredità e la tradizione dei grandi marchi tedeschi non basta più, da Pechino la sfida decisiva per il futuro dell'auto europea.

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