
Il Como sempre fermato sulla soglia dell'impresa: ma la stagione di Cesc è da applausi
La squadra di Fabregas non può reggere il confronto con le corazzate del campionato

Nel mondo dell'opinionismo imperante, quello che con la scusa che ognuno può dire quello che vuole intasa i social di immondizia, ha già dato il verdetto finale sul Como: giocheranno anche bene ma non vincono. Ora, va bene che la libertà di opinione è un diritto e che è peggio leggere commenti su cose più importanti come la Geopolitica, ma onestamente cosa avrebbe dovuto vincere la squadra di Fabregas? Lo scudetto? Perché lottare fino quasi alla fine del campionato per un posto Champions sembra già un risultato di altissimo livello, per chi fino a pochi anni fa stava in Serie D. O no? Certo, poi è arrivata una proprietà particolarmente abbiente, ma ha deciso di affidarsi ai giovani e non a campioni già affermati.
Quello in riva al lago è un progetto, uno dei pochi che meriti questa abusatissima parola che vuol dire tutto o niente. Prendiamo calciatori promettenti e li facciamo crescere in un contesto che non è costretto a ottenere risultati immediati. Poi li affidiamo a un allenatore che cerchi di costruire una manovra piacevole e un calcio aggressivo. Ed ecco spiegato l'odio. Non sia mai! In Italia provare a fare gioco? Mai! Con il mantra del "cosa ha vinto" sempre a filo di bocca (senza tra l'altro comprendere cosa avrebbe dovuto vincere il Como), si gode delle sconfitte di chi prova a giocarsela per poi lamentarsi che il ritmo del nostro calcio non è nemmeno paragonabile a quello della Premier o della Champions League. Quindi, odiatori del bel calcio, cosa volete? Perché la botte piena e la moglie ubriaca convivono solo nei vecchi proverbi.
Il Como è una squadra con ottimi giovani che, in quanto tali, non possono avere l'esperienza, individuale e collettiva, di reggere mentalmente situazioni come quelle vissute a San Siro nella semifinale di Coppa Italia. Con uno stadio che ribolle, degli avversari più forti che hanno anche dei ricambi che tu nemmeno ti sogni, l'emozione che ti fa sbagliare il match-point a tu per tu con il portiere, la mancata malizia nello spezzare il gioco quando capisci che gli altri hanno in mano la partita.
Fabregas sa che è sulla buona strada. La prestazione è stata ottima fino a venti minuti dalla fine e non sono queste le sconfitte che devono preoccupare, ma quelle in stile Reggio Emilia con il Sassuolo, dove il Como non è nemmeno sceso in campo. Ecco, ancora una volta la concentrazione e la tenuta mentale. Quelle si acquisiscono imparando da mazzate di questo tipo. Soprattutto ascoltando l'allenatore e non le opinioni di chi ti massacra solo perché cerchi di fare qualcosa di diverso nella squallida omologazione generale.