TENNIS

Vagnozzi: "Sono io a dover dire le cose scomode a Sinner, Cahill spero resti. Battere Alcaraz è differente"

L'head coach dell’attuale numero uno al mondo si racconta sulla gestione dell'azzurro in questo rush sulla terra rossa tra Madrid, Roma e Parigi

Simone Vagnozzi, che insieme a Darren Cahill allena Jannik Sinner, è intervenuto sulla Gazzetta dello Sport raccontando i motivi per cui il campione altoatesino ha scelto di partecipare al torneo di Madrid. Spazio anche al rapporto con Cahill, che dovrebbe lasciare a fine anno, e a qualche altro aneddoto. 

Secondo Vagnozzi la scelta di Madrid è puramente logica: "Abbiamo avuto tanto tempo per allenarci a Indian Wells e siamo preparati. Jannik già durante Montecarlo è sempre stato meglio col passare del tempo. Se non fossimo venuti a Madrid sarebbe passato troppo tempo tra quel torneo e Roma. Lui sta bene, non c’è da preoccuparsi. Non c’è miglior allenamento della partita. Quando un giocatore vince e gioca bene spreca meno energie. Puoi allenarti tre mesi benissimo, ma se arrivi alla prima partita senza ritmo, sprechi più benzina di uno che è in fiducia". 

Parlando del suo rapporto con Darren Cahill e sulla gestione del numero 1: "Io spero che non se ne vada... Anche se non è sempre facile lavorare in due, ognuno ha il proprio ruolo. Con Darren ci equilibriamo. Io sono il rompiballe, sono quello che deve dire le cose scomode. Il poliziotto cattivo, diciamo. Darren è più allegro, quello che stempera le tensioni”.

A Montecarlo, dopo la vittoria, si è visto un Sinner molto emozionato rispetto ad altri successi: "È stato l’insieme di tante piccole cose: è stato il primo torneo importante sulla terra, negli anni era stato un po’ sfortunato, aveva sempre giocato bene ma senza riuscire a portarlo a casa. Poi la finale con Carlos Alcaraz e la lotta per il numero uno. "Vincere una finale con Carlos in un torneo importante dà una sensazione diversa. Vai in campo e capisci su cosa lavorare. È successo anche con Medvedev e con Djokovic. I grandi campioni ti spingono sempre a trovare soluzioni".

"Se ci sarebbe la possibilità di allenare un altro giocatore? "Al momento no, ma magari Jannik potrebbe aver voglia di cambiare prima o poi, di non sentirsi dire le cose sempre dalla stessa persona - ha proseguito il marchigiano -. E comunque penso che i grandi coach siano quelli capaci di ottenere grandi risultati con diversi giocatori. Come Darren, ad esempio". "Già prima di allenare Jannik, ho sempre immaginato cosa avrei potuto fare con lui. Ci vedevo qualità incredibili. Non sbagliavo".

Chiudendo l'intervista, Vagnozzi spiega che quella attuale non è ancora la versione finale di Sinner: "Non esiste la bacchetta magica. Serve visione a lungo termine. Devi pensare a che giocatore vuoi nell’arco di due o tre anni e lavorare in quella direzione. Noi ci siamo messi in gioco da subito toccando tante cose, è stato un rischio, poteva anche non andare bene. Invece con pazienza, fatica e costanza siamo arrivati fin qui. Ma Sinner è ancora un giocatore in evoluzione, non è ancora al massimo del suo potenziale".