Siamo alle solite! Mentre io mi accingo a raggiungere sbuffando la vetta boscosa della Montagna Magica, i toprunners della tredicesima edizione del Colmen Trail di Morbegno si affacciano già sul fondovalle principale della Valtellina, ormai a pochi minuti dalla linea d’arrivo. I conti sono presto fatti: io suppergiù a metà strada, loro appunto al capolinea della missione di giornata. A questa scomoda (per me) equazione ho fatto il callo da tempo, però almeno stavolta un valido alibi penso di averlo, visto che le fatiche della mia prima maratona classica (quella di sette giorni fa a Milano) si fanno ancora in qualche modo sentire, magari solo a livello di condizioni fisiche generali. Se non altro qui mi nuovo su terreno amico e soprattutto - dal boschetto che occupa la cima della Colmen - filtrano i raggi di una bella giornata di sole. La domenica non era però iniziata così ma con un “bel” temporale sulle Prealpi (appena ed est del Lecchese) lungo la strada che dopo la solita sveglia antelucana (beati i local!) mi porta in Valtellina. “Meglio qui che là” penso incrociando le dita… sul volante. Piove anche a Morbegno mentre parcheggio la Kona negli ampi spazi del Polo Fieristico che quest’anno fa da campo base all’evento in sostituzione della tradizionale location della non lontana Colonia Fluviale, quest’anno interessata da lavori di ampliamento. Poi però come da previsioni meteo, sopra la Bassa Valtellina si apre una bella schiarita che scalda i cuori (e non solo quelli) dei quasi seicento iscritti alle due distanze in programma: la veloce CT12K e la più - ehm - riflessiva CT22K che ho scelto per la mia quinta volta (su tredici edizioni totali) nell’evento organizzato da Team Valtellina.
© Stefano Giovanni Gatti
Sbrigate le procedure pre-gara (e ringraziato il gentilissimo Giovanni Tacchini per l’ennesimo invito) non resta che dedicarsi ad un sommario riscaldamento in zona partenza, prima di chiamare a raccolta i compagni di squadra di ASD Sportiva Lanzada per la rituale (quasi scaramantica) foto di gruppo in divisa d’ordinanza. Ci siamo tutti, okay si può andare!
© Colmen Trail Press Office
I primi chilometri di gara sono fondamentalmente pianeggianti, quindi partenza manco a dirlo full gas in direzione della Colonia Fluviale e - appena più in là - dello storico Ponte di Ganda che ci consegna già un po’ “sfilacciati” sulla sponda opposta dell’Adda -tutti lanciati (chi più, che meno) alla conquista di un posto… al sole in vista dell’attacco del sentiero che - oltrepassato l’abitato di Campovico - porta lungo una rampa breve ma secca alla località Torchi Bianchi.
© Fabio Vedovatti
Dopo la chiesa di Sant’Abbondio inizia una ripida discesa nel bosco, giù per un sentierino molto stretto e a gradoni che ricordavo come piuttosto impegnativo e infatti… lo è ancora, se non di più. Per fortuna la pioggia delle ultime ore non ha bagnato più di tanto il percorso di gara, a maggior ragione nei tratti più riparati dalla vegetazione.
© Silvio Speziale
Tornati a fondovalle all’altezza di Paniga, salutiamo l’asfalto poche centinaia di metri più in là, imbocchiamo lo strappo in salita verso Desco e - appena fuori dalle case del paese appollaiato in posizione strategica sul fianco della montagna, ci mettiamo l’animo in pace e affrontiamo le prime rampe della salita principale della giornata: quella che ci porterà ai quasi mille metri del GPM della Colmen, la Montagna Magica che domina Morbegno e che impone una decisa svolta al corso dell’Adda e alla Valtellina stessa.
© Roberto Ganassa
Si sale a testa bassa: un tornante dopo l’altro, un breve tratto attrezzato dopo l’altro, con qualche rapido sguardo al panorama verso est: la Media Valtellina fino al capoluogo di provincia Sondrio, la fila di paesi e paesini che lo precedono, il fiume che scorre praticamente rettilineo al suo centro, a metà strada tra il versante orobico e quello retico, i suoni lontani di auto e moto sulla statale. Si tira il fiato sulla balconata dove si trova il punto di ristoro ma il sentiero riprende quasi subito a salire, puntando all’inversione di rotta (si torna a correre verso ovest) che mette fine all’andamento a semicerchio per attaccare più decisamente la cresta.
© Fabio Vedovatti
È il punto più temuto più o meno da tutti in termini di fatica ma va anche detto che arriva dopo un paio di chilometri già belli tosti, quindi fa per così dire un po’ meno male: ci arriviamo preparati. Ultimi metri di salita su mulattiera, poi finalmente si rimette piede in piano e nella discesa verso l’abitato di Dazio. Si tira il fiato sì ma non ci si possono permettere distrazioni perché a tratti veloci si susseguono passaggi tecnici che possono costare caro… ai più ambiziosi e a chi ha pensato (grave errore!) di recuperare qui il terreno perso in salita. Non mi faccio prendere dalla foga e amministro le forze in vista del secondo anello di gara che inizia là sotto, alle porte del paese.
© Angelo Testa
A differenza del Colmen Trail del passato (che puntava subito sul centro di Dazio e - pur in varie configurazioni - si manteneva sotto i venti chilometri) oggi si punta verso est, lungo un itinerario che ho affrontato una sola volta: nel Colmen Trail 33K al quale ho preso parte tre anni fa e che mi sono guardato bene dal ripetere! Raggiungiamo insomma senza accumulare troppo dislivello il margine più orientale della conca di Dazio, girando i tacchi (che non abbiamo!) in località Regolido. Qui sì che si torna a salire: una rampa secca, solo addolcita da qualche tornante, verso Cadelsasso che non ricordavo e che quindi soffro più del lecito e poi via in falsopiano verso le case più alte del paese e poi le vie del centro. È uno dei tratti di questa gara a me… più cari, perché lungo la strada ci sono almeno quattro tra vasche e fontanelle. Inutile precisare che non ne ho mancata neanche una.
© Fabio Vedovatti
Oltre le ultime case tocca risalire in direzione Cerido l’ultima vera asperità di giornata: quella che per una mezz’oretta ancora mi impedisce di affacciarmi sul fondovalle principale. Cammino e rilancio, cammino e rilancio, dentro un bosco talmente verde e fitto da dovermi "per forza" concedere qualche sguardo intorno, da richiamare alla memoria nel tran-tran della vita di tutti i giorni. Un paesaggio fiabesco, che mi ricorda certi scorci di "La vita è bella Run", gradevolissima gara ferragostana corsa l'anno scorso a Buglio in Monte, a metà strada tra Morbegno e Sondrio, sul versante retico.
© Davide Vaninetti
Finalmente riappaiono laggiù l’Adda, Morbegno, il Polo Fieristico e i colori accesi dei gonfiabili sponsorizzati della zona di partenza e arrivo. Non è ancora finita ma non scorgo davanti a me colleghi da provare ad ingaggiare e la situazione è piuttosto tranquilla anche alle mie spalle. Giù per la mulattiera acciottolata, poi di nuovo sull’asfalto prima del secondo passaggio di giornata sul Ponte di Ganda dov e chiudiamo di fatto il doppio anello di gara.
© Francesco Bergamaschi
Non resta che… farsi belli per la retta d’arrivo e poi… mettersi in fila per il meritato terzo tempo indoor nel Polo Fieristico e una freschissima birra con i compagni di squadra. Ci voleva, questa sgroppata sui sentieri, dopo l’indigestione di asfalto della Milano Marathon. Il bis cittadino della Stramilano è già all’orizzonte, poi saranno “solo” sky e trail per tutta la seconda parte della primavera e per tutta la prossima estate: sulle Alpi, naturalmente, ma con un paio di puntate in Sardegna e Sicilia in occasione del Pattada Wild Trail di metà maggio e della Supermaratona dell’Etna by Brooks quattro settimane più tardi, ormai alle porte dell'estate stessa.