SERIE A

Da Calciopoli al ‘caso Rocchi’: gli arbitri tornano nel fango e il pallone rotola verso il caos

20 anni dopo il più grande scandalo della storia del nostro calcio e nonostante la tecnologia, un altro terremoto sportivo. In estate si elegge il nuovo presidente federale

di Francesca Benvenuti

Neanche l'azzurro che colorava il cielo di Berlino, con la Coppa del Mondo sollevata da Fabio Cannavaro, attenuò la stagione del più grande scandalo del pallone. Era il 2006 e Calciopoli arrivò come uno tsunami a travolgere le big del campionato, la Juventus su tutte, e il mondo arbitrale. Distillando veleni, riscrivendo le classifiche.

Al centro dello scandalo, il direttore generale bianconero Luciano Moggi: il gran burattinaio accusato di aver creato un sistema di potere volto a manipolare gli arbitri a vantaggio della Juve e di altre società sportive, con la complicità dei designatori dell'epoca - Bergamo e Pairetto - e la fornitura di schede telefoniche straniere per dribblare le intercettazioni. 

Un terremoto prima sportivo - con la radiazione di Moggi e dell'ad della Juve Antonio Giraudo, la retrocessione in B della Signora, le penalizzazioni di Lazio, Milan, Reggina e Fiorentina e l'azzeramento di un'intera classe dirigente calcistica - e poi penale, con la conferma - in parte ridimensionata dalla prescrizione - che quel sistema di potere era colpevole di associazione a delinquere e di frode sportiva.

E oggi, come allora, gli arbitri tornano nel fango, nonostante quella pagina buia promettesse una profonda rigenerazione; malgrado l'avvento di una tecnologia che doveva sgombrare il campo dal sospetto, e che oggi - invece - rischia di essere anch'essa manipolabile.

Senza contare la triplice mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali: il pallone rotola verso il caos, nell'estate in cui si eleggerà il nuovo presidente federale.