L'avvocato Grassani: "Rocchi e Gervasoni sono tenuti a rispondere a Chinè"

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"Da un punto di vista sportivo, il procuratore federale Chiné ha già chiesto sabato gli atti alla procura della Repubblica di Milano e con estrema serenità istruirà questo procedimento che si basa su fatti di una certa gravità, secondo l'ipotesi dell'accusa. La procura sportiva, che ha tempi più celeri di quella ordinaria, valuterà attraverso atti d'indagine autonomi, quindi con audizioni dei diretti interessati. In ambito sportivo, Rocchi e Gervasoni non si possono avvalere della facoltà di non rispondere, ma sono tenuti a rispondere a tutte le domande del procuratore Chiné. Aspettiamoci a breve attività molto incisive per valutare la fondatezza di queste ipotesi. I fatti rappresentano elementi di criticità e di profonda debolezza di un sistema arbitrale, come dimostrano la squalifica a 13 mesi del suo presidente Aia Zappi e altre situazioni di grandi polemiche e incertezze sull'utilizzo del Var e sull'effettiva terzietà, indipendenza e autonomia di tutta la categoria arbitrale". Così l'avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo, ospite di Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1, sul caso arbitri che sta sconvolgendo il calcio italiano.

La difesa di Rocchi parla di un'inchiesta anomala, con la mancanza di soggetti relativi a questa ipotesi di concorso di frode sportiva: "È un'ipotesi plausibile e ricorrente - ha spiegato - . Al momento le persone iscritte nel registro degli indagati sono Rocchi e Gervasoni, però l'ipotesi ricostruisce un quadro in cui anche altri soggetti potrebbero aver dato un contributo alla realizzazione dell'illecito. Questa ipotesi di concorso con persone non identificate è assolutamente ammissibile, perché potrebbero esserci identificazioni di nuovi soggetti in corso di indagine".