Il Collegio di garanzia del Coni ha respinto il ricorso di Antonio Zappi contro i 13 mesi di squalifica comminatigli in precedenza. Lo apprende l'Ansa. Zappi decade così da presidente dell'Aia. L'udienza di Antonio Zappi, che lo scorso 22 gennaio era stato inibito per 13 mesi dal tribunale federale nazionale della Figc per la vicenda delle presunte pressioni esercitate nei confronti degli associati Ciampi e Pizzi per favorire, seconda l'accusa, l'ascesa di Orsato e Braschi, è durata un'ora e mezza circa.
Con la decisione del terzo e ultimo grado di giudizio che conferma l'inibizione scatta la decadenza automatica di Zappi da presidente dell'Aia e si fa adesso largo l'ipotesi del commissariamento dell'Aia da parte della Figc che in questo momento più che mai potrebbe assumere un significato pesante, alla luce dell'ultima inchiesta che coinvolge il mondo arbitrale con lo scandalo che coinvolge il designatore Gianluca Rocchi, autosospesosi dall'incarico dopo il rinvio a giudizio per concorso in frode sportiva. Il presidente dimissionario della Figc, Gabriele Gravina, in carica fino alle elezioni del 22 giugno, è nelle facoltà, pur gestendo solo l'ordinaria amministrazione, di poter commissariare l'Aia.
LA NOTA DELL'AIA: "CONVOCAZIONE URGENTE DEL COMITATO"
"Il presidente dell'Aia, Antonio Zappi, ha appena comunicato al vicepresidente vicario Francesco Massini che il Collegio di Garanzia dello Sport ha confermato l'inibizione di 13 mesi nei suoi confronti, già disposta dalla Corte d'appello federale Figc". Così l'Aia in una nota. "Il Comitato Nazionale, nel prendere atto della comunicazione, disporrà nelle prossime ore la convocazione urgente del Comitato stesso per assumere le determinazioni conseguenti", si legge. "In un momento particolarmente delicato per l'Associazione, viene rivolto a tutti gli associati un invito a mantenere unità, senso di appartenenza e responsabilità, continuando a operare secondo i valori fondamentali dell'Aia".
LA LETTERA DI ZAPPI: "LA GIUSTIZIA NON È DI QUESTO MONDO"
Cari Amici,
scrivo queste righe con un peso nel cuore difficile da esprimere. Lascio il mio incarico con malinconia, ma anche con profondo rispetto per ciò che questa esperienza ha rappresentato nella mia vita, e con sincera gratitudine. Un pensiero va anche ai giudici: a coloro che, nella ricerca della verità e della giustizia, purtroppo non sono riusciti a trovarle. Evidentemente, parafrasando ironicamente un passaggio evangelico, la giustizia non è di questo mondo. Le decisioni giudiziarie però si rispettano, e scelgo di affidarmi ai numerosi attestati di stima e solidarietà ricevuti in questi mesi e in queste ore, che per me rappresentano una chiara assoluzione sul piano umano e morale. Perché chi conosce davvero questa vicenda sa bene cosa è realmente accaduto e comprende quanto essa sia inserita in un contesto ben più ampio e complesso.
Lascio il mio ruolo con la consapevolezza di aver contribuito, per quanto possibile, alla crescita dell’AIA.
Rivendico con orgoglio:
• la nomina di Organi Tecnici di altissimo profilo, dotati di competenze e credibilità riconosciute anche a livello internazionale;
• il rafforzamento della tutela normativa di contrasto alla violenza a favore dei giovani arbitri, frutto di un impegno istituzionale che ha portato alla modifica del Codice Penale, con l’auspicio che tale norma trovi sempre più concreta applicazione;
• uno storico e significativo contenimento dei costi di gestione delle designazioni arbitrali riconosciuto nei giorni scorsi dallo stesso Consiglio federale FIGC ed il rispetto di un budget 2025 AIA assegnato e fortemente ridotto, ottenuto attraverso una gestione attenta, responsabile ed efficiente, nonostante le ingiuste e infondate accuse mediatiche e, purtroppo, anche istituzionali.
Non sono invece riuscito a portare a compimento una riforma tecnica e associativa ampia e strutturata, orientata alla progressiva professionalizzazione degli arbitri di vertice e alla ridefinizione dei percorsi per quelli di base. Non per mancanza di progetti e volontà, ma perché ogni cambiamento che si pretendeva di imporre non rispettava la storia e i valori dell’Associazione. Una riforma autentica, in particolare per il livello di vertice, può nascere solo nel rispetto dell’autonomia tecnica dell’AIA e mai contro gli arbitri.
Purtroppo, il contesto in cui ho operato ha finito per confondere il medico con la malattia: chi cercava di difendere la meritocrazia tecnica dall’ingerenza politica è stato invece interpretato come parte di quelle stesse logiche che intendeva contrastare.
Solo allora chi non conosce ciò di cui sta parlando può aver confuso avvicendamenti dirigenziali di esclusiva qualità tecnica con spoil system da mero scambio politico.
Porterò con me ricordi indelebili: idee diventate realtà, primi obiettivi raggiunti, momenti condivisi intensamente. Ma anche l’amarezza per un percorso interrotto prematuramente, a causa di vicende oscure e difficili da comprendere fino in fondo.
Si chiude così un capitolo importante della mia vita, uno di quelli che lasciano un segno profondo.
Ora si apre una nuova fase. Mi metterò alla prova in contesti diversi, guidato dal desiderio di continuare a crescere. Un passo necessario verso nuove sfide che affronterò con curiosità e determinazione.
Desidero ringraziare sinceramente tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo percorso: il mio Comitato Nazionale, tutti i colleghi, e chiunque abbia condiviso con me responsabilità, sacrifici e soddisfazioni. Senza di loro, nulla sarebbe stato lo stesso. Insieme abbiamo vissuto momenti intensi, fatto scelte difficili, affrontato sfide complesse e costruito anche qualcosa che resterà.
Ringrazio i tanti giovani, che ho sempre amato e che ho posto da sempre al centro della mia azione dirigenziale, e che in questi lunghi mesi mi hanno sostenuto nell’affrontare l’ingiustizia con messaggi commoventi di chi si preoccupava anche del mio morale e della mia salute.
Ho imparato che, nei momenti in cui si spegne la luce, un “come stai” vale molto più di qualsiasi retribuzione.
E non potrò mai dimenticare anche i “meno giovani”, i “saggi” dell’AIA, alcuni dei quali per difendermi hanno sfidato anche reprimende e avversità.
In questo periodo ho imparato molto: la resilienza nelle difficoltà e l’importanza delle relazioni autentiche. Perché, alla fine, sono sempre le persone a fare la differenza.
Porterò con me ogni gesto di fiducia, ogni opportunità di crescita.
Rimetto a Francesco, timoniere sicuro nella tempesta, ogni giorno al mio fianco e sostegno incrollabile di un’AIA in difficoltà, a Michele, insieme a lui un faro nel mare agitato e al mio straordinario Comitato Nazionale - dolce nei gesti e roccioso nell’anima - il compito di prendere atto della definitività del giudicato sportivo che mi riguarda e, come qualcuno in passato ha già saputo dire con eleganza, non escludo un ritorno.
Con stima e riconoscenza,
Grazie
Antonio Zappi