
Olanda, scandalo passaporti: perché 133 partite rischiano di essere rigiocate
Molti giocatori con la doppia cittadinanza non potrebbero giocare. Il Nac Breda ha presentato ricorso, il 4 maggio è attesa la sentenza

Centotrentatré. Non è un nuovo record stabilito da squadre o giocatori, ma il numero di partite che rischiano di dover essere rigiocate tra Eredivisie ed Erste Divisie, i due principali campionati dei Paesi Bassi.
Da diverse settimane, come riportato da Espn, la lega, la Federazione e i club sono alle prese con un problema legato ai passaporti, e nella fattispecie alla doppia cittadinanza di molti giocatori nati nei Paesi Bassi che però giocano in altre Nazionali, tra cui Suriname, Indonesia e Capo Verde. La questione è stata portata nelle aule del tribunale di Utrecht dal Nac Breda, con i giudici che il 4 maggio potrebbero emettere una sentenza con conseguenze enormi per il mondo del calcio olandese.
La vicenda -
La vicenda Ma andiamo con ordine. Lo scorso 15 marzo il Nac Breda perde 6-0 contro il Go Ahead Eagles, una sconfitta pesante che viene analizzata nel dettaglio il giorno seguente dai conduttori del podcast “De Derde Helft” (“Il terzo tempo”). Durante la discussione, l’opinionista Rogier Jacobs ha spiegato che in realtà i gialloneri di Breda potevano ancora vincere la partita.
Andando nel dettaglio, Jacobs ha sottolineato che il Go Ahead avrebbe schierato un giocatore che non sarebbe potuto scendere in campo. Il colpevole è Dean James, terzino nato in Olanda che nel 2025 aveva però accettato la convocazione dell’Indonesia: "Se sei un calciatore olandese con radici indonesiane, puoi scegliere di giocare per l’Indonesia. Ottieni un passaporto, ma quello che molti non sanno è che in alcuni casi perdi la cittadinanza olandese", ha chiarito Jacobs.
La professoressa di diritto sportivo Ad aumentare la credibilità delle parole dell’opinionista, è stato l’intervento ai microfoni di Espn della professoressa di diritto sportivo Marjan Olfers: "Se un giocatore rinuncia alla cittadinanza olandese, entra in una giurisdizione diversa e diventa a tutti gli effetti uno straniero e quindi deve avere un permesso di lavoro per poter giocare”. Per ottenerlo bisogna rispettare diversi parametri, tra cui uno stipendio da 608mila euro l’anno (o di 304mila per gli Under 21): una cifra decisamente superiore a quelle incassate da diversi calciatori coinvolti nello scandalo. James, 26 anni oggi (30 aprile), ne prende circa 150mila e avrebbe dunque continuato a giocare senza questo permesso, risultando quindi non convocabile. “Se il Nac lo scopre e presenta ricorso, potrebbero vincere a tavolino”, aveva detto Jacobs. E così è stato: quattro giorni dopo l’uscita della puntata del podcast, il Nac ha presentato un reclamo alla KNVB, la Federcalcio olandese. Un altro problema riguarda la competenza legale dei club. Olfers ha spiegato che «molte società hanno contatti diretti e costanti con avvocati, ma quelle meno ricche preferiscono spendere soldi in altri ambiti, non certo per consulenze legali». Anche i calciatori hanno comunque una parte di colpa. Luciano Slagveer, attaccante del TOP Oss (seconda divisione) e della Nazionale surinamese, ha detto che «avrei dovuto fare più ricerche perché, se avessi saputo che per giocare con il Suriname avrei perso la cittadinanza olandese, ci avrei pensato un po’ di più».
Che cosa succede ora? La richiesta del Nac Breda alla Federcalcio è stata rigettata, ma il 4 maggio i giudici potrebbero ribaltare la sentenza. “Potrebbe significare che il campionato non si concluda”, ha affermato la vicepresidente della Federcalcio Marianne van Leeuwen. Il Nac sostiene invece che il ricorso riguarda solo una partita e che l'eventualità di un effetto domino è molto improbabile. In realtà, il rischio di creare un precedente è molto concreto, con gli altri club coinvolti che potrebbero presentare a propria volta lo stesso ricorso. Fino ad arrivare alle 133 partite che, potenzialmente, potrebbero essere ripetute.