mondo capovolto

Milan, c’era una volta lo spettacolo: tra il cortomuso e… i musi lunghi!

Quella attuale è la squadra meno prolifica degli ultimi 10 anni, San Siro ricorda gli olandesi e fischia

di Roberto Ciarapica

Dal Milan degli olandesi a quello del cortomuso. Quarant'anni dopo, il mondo rossonero è capovolto. Dal giochismo spettacolare e ricco di successi (e di gol) del Milan di Sacchi al risultatismo stitico di quello di Allegri. Ai tempi del primo Berlusconi (il presidente che pretendeva entrambe le cose: gioco e risultati) la prima filosofia riempì di trofei la bacheca rossonera; oggi la seconda sta riportando il Milan in Champions League, dopo un’annata (la scorsa) pessima. Ma critica e tifosi sono divisi, come dimostrano i fischi di San Siro dopo lo 0-0 con la Juve.

La differenza, certo, la fanno (anche) i campioni: ai tempi di Sacchi ce n’erano tanti, oggi non più. Con Allegri il Milan - oltre a ottenere (finora) risultati (la qualificazione alla Champions è vicinissima) - ha imboccato una strada che non porta spettacolo (non deve farlo - "per quello c'è il circo", direbbe l'allenatore livornese) ma non porta nemmeno i gol.

Questo Milan è il più “stitico” degli ultimi 10 anni: appena 48 gol segnati in campionato (l’Inter 80, il Como 59…). Peggio, nel 21esimo secolo, aveva fatto solo quello del 2015-2016 (con Mihajlovic e poi Brocchi in panchina): 49 le reti realizzate, una in più di oggi, a 360 minuti dalla fine.

Il dito è puntato spesso su Leao e Pulisic, ma al di là dei demeriti dei singoli, è la percentuale di occasioni create, di possesso palla, di presenza effettiva nella metà campo avversaria, di cross fatti e angoli battuti che scarseggia, proprio per l’abitudine di questo Milan a giocare con baricentro basso, in atteggiamento speculativo. La filosofia del cortomuso del resto è nota, ed è una specie di mantra nello spogliatoio rossonero.

E così i gol scarseggiano… E il Milan contemporaneo, con in testa – sempre – quello mitico degli olandesi, oscilla: tra il cortomuso e… i musi lunghi!