L'ANALISI

Conte si accontenta e ora punta a difendere il secondo posto

L'allenatore del Napoli aveva deciso di restare per puntare al bis, ora dovrà confrontarsi con De Laurentiis per il futuro

di Enzo Palladini

Lo scudetto non è ancora stato scucito dalle maglie azzurre. Questione di ore, probabilmente, questione di quei punticini che ancora non certificano aritmeticamente il successo dell’Inter. Ma nessuno sul pullman del Napoli che si avviava verso lo scenografico stadio Sinigaglia si immaginava di poter davvero dire ancora qualcosa in chiave vittoria finale. Ecco perché il punto preso contro un Como come al solito frizzante e gradevole è stato salutato come una mezza vittoria.

Un “puntazzo”, come dicevano una volta i calciatori. Un piccolo bottino conquistato con una gara abbastanza sofferta, ma molto utile per la classifica. Il Napoli sale a 70 punti e ne mantiene 8 sulla quinta classificata, che in questo momento è proprio la squadra di Fabregas. Però il calendario rassicura ampiamente Antonio Conte e i suoi giocatori: nelle ultime tre partite affronteranno in casa il Bologna (squadra senza obiettivi da raggiungere), in trasferta il Pisa (ormai retrocesso) e infine ancora al Maradona l’Udinese, che contro le grandi è sempre stata una mina vagante ma che ha ambiziosi decisamente secondarie.

Entrando però nella mente di Conte, il secondo posto è un traguardo che l’allenatore vorrebbe raggiungere per orgoglio personale e per dare al Napoli la possibilità di vincere un altro trofeo, che poi è lo stesso conquistato quest’anno, la Supercoppa Italiana, nel caso in cui decida di farla giocare ancora da quattro squadre. La sfida personale dice invece che Conte nei suoi anni di Serie A – escludendo la sfortunata parentesi all’Atalanta – non è mai sceso sotto il secondo posto: tre scudetti in tre anni alla Juve, un primo e un secondo posto con l’Inter, lo scudetto dell’anno scorso con il Napoli. Fa sorridere pensare che numericamente questa stagione sia stata la sua peggiore a pari merito con il primo anno nerazzurro, quello stoppato dal Covid, in cui però alla fine venne staccato solo di un punto dalla Juventus di Maurizio Sarri.

Battute a parte, come va giudicata la stagione del Napoli? Non del tutto negativa, ovviamente. Conte ha moltissime attenuanti analizzando lo sviluppo di questi mesi, per un lungo periodo ha dovuto fare a meno di alcuni dei migliori giocatori, non ha praticamente mai avuto il suo pupillo Lukaku, ha dovuto chiedere gli straordinari ad alcuni uomini e ha preteso sacrifici da altri, soprattutto quelli che hanno dovuto giocare spesso in ruoli diversi da quelli che prediligono. Eppure per un buon periodo il Napoli si è giocato la possibilità di contendere lo scudetto all’Inter, ha approfittato di qualche rallentamento per avvicinarsi, ha preso 4 punti alla squadra di Chivu tra andata e ritorno.

Certo, all’inizio della stagione Conte aveva accettato di restare alla guida della squadra azzurra – senza dirlo apertamente – con la speranza di scrivere una pagina indelebile nella storia del club. Poteva essere il primo allenatore a vincere due scudetti consecutivi, anzi in assoluto il primo a vincerne due. Non è riuscito a centrare il primo record, ma potrebbe ancora ottenere il secondo. Deve solo chiarire tutto con il presidente De Laurentiis. Deve dire chiaramente se vuole riprovarci.