
Uno scudetto inatteso quello della banda Chivu, anzi sorprendente. Ha ragione il giovane allenatore nerazzurro a rimarcare sempre che a luglio, quando prese in mano la squadra, nessuno credeva in una stagione al vertice dopo il disastro della finale di Champions e la complicata trasferta negli Stati Uniti per il Mondiale per Club, che ha condizionato la preparazione.
Per non parlare dell'inizio del campionato. Già il 14 settembre, dopo la seconda sconfitta consecutiva (4-3 a Torino con la Juve dopo lo 0-2 a San Siro con l'Udinese), nessuno avrebbe scommesso sull'Inter incerottata di quei giorni. La leggenda giornalistica sul fatto che Chivu non avrebbe potuto non vincere perché aveva “la squadra più forte” sarebbe nata dopo.
Chivu ha vinto nel segno di una vera e propria rivoluzione sul vecchio calcio italico. Dalle nostre parti non si era mai visto vincere uno scudetto senza la miglior difesa e senza aver vinto scontri diretti (se si esclude il 3-2 con la Juve). Ma il segreto del 21° scudetto arriva da un'intuizione della premiata ditta Marotta-Ausilio.
Dopo il repentino abbandono di Inzaghi per il mancato Triplete, si è aperto il difficile rebus della panchina. Alla fine si è puntato su Cristian Chivu, appena 13 partite in Serie A con il Parma. Un azzardo, ma con una logica: affidare l'Inter a chi ha un DNA nerazzurro. Chivu è nerazzurro dal 2007, prima come giocatore, poi come allenatore della giovanile e infine della Primavera. Vent’anni ad Appiano con una breve parentesi di quattro mesi a Parma (un test decisivo e forse… ispirato) dove ha conseguito una non scontata salvezza.
La scelta interna ha galvanizzato prima il gruppo, poi l'ambiente e infine i tifosi. Più faticoso, al tempo dei fondi di investimento stranieri, coinvolgere il management (americano) a sostenere la ripartenza. Oaktree ai paletti dell'era Zhang per il mercato ha aggiunto del suo. Alla ricerca di giocatori a basso costo (meglio parametro zero) di epoca cinese, si è sommata la tagliola dell'età: solo profili giovani.
Difficile operare in queste condizioni sul mercato. Al Napoli che prendeva a centrocampo De Bruyne e al Milan che presentava l'usato sicuro Modric-Rabiot, da Viale Liberazione hanno risposto con promesse come Sucic. Niente top player, insomma. Così, per pochi milioni, non è stato permesso da Oaktree di alzare l’offerta per Lookman dall'Atalanta, unica pedina ritenuta fondamentale da Chivu. E a gennaio è rimasta inevasa la richiesta pressante dell'allenatore di un terzino destro, visto l'infortunio di Dumfries e le deludenti prestazioni di Luis Henrique. Questi mancati acquisti spiegano le difficoltà in Champions dei nerazzurri.
Con la conquista del 21° scudetto i tifosi sperano che anche il management americano cambi passo. La miglior ricetta per i bilanci in ordine sono le vittorie. Meglio parlare di acquisti (top) piuttosto che di cessioni (Bastoni). Ancor più importante fidarsi e puntare sugli interisti doc piuttosto che su chi è salito e salirà sul carro del vincitore.