TERREMOTO ARBITRI

Inchiesta arbitri e Codice di Giustizia Sportiva: chi sono i dirigenti addetti all'arbitro e perché Rocchi non avrebbe violato le norme

Inchiesta arbitri: il pm Ascione convoca i Club Referee Manager. Perché il codice di giustizia sportiva può salvare Rocchi

L'inchiesta sul mondo arbitrale va avanti e, dopo gli interrogatori di Gervasoni, Nasca e Di Vuolo, presto il pm Ascione dovrebbe ascoltare anche quei tesserati delle squadre che hanno il ruolo di intrattenere i rapporti con la sfera arbitrale, i cosiddetti Club Referee Manager o anche Dirigenti Addetti all'Arbitro (o DAA). In Serie A sono una decina, sono ex arbitri o ex assistenti e hanno il compito di parlare con il coordinatore per le società scelto dall'Aia, quest'anno è Andrea De Marco mentre nel campionato scorso era Riccardo Pinzani. Tra loro Giorgio Schenone dell'Inter ma non solo: ci sono Luca Maggiani (Juventus), Carmine Russo (Monza), lo stesso Pinzani (oggi alla Lazio ma con un passato anche al Parma) per esempio.

Cosa fa il Club Referee Manager? -

 Ma, spiega il Corriere dello Sport, i confini non sono così netti. E infatti nelle linee guida della scorsa stagione è previsto anche il "contatto di un altro dirigente di società (presidente, dg, ds) con il coordinatore Aia" anche se "solo in casi eccezionali e, possibilmente, sempre coordinati dal DAA". Cosa significa eccezionale? "Situazioni particolari accadute durante la partita (errori chiari, casi regolamentari, situazioni eccezionali anche non tecniche". Una volta che il coordinatore arbitrale si è confrontato "col designatore Rocchi" verrà dato un feedback al Club Referee Manager poiché nessuno della società può "contattare direttamente la Commissione CAN AB (quindi di fatto il designatore, ndr").

Rocchi poteva parlare coi dirigenti? -

 Dunque Rocchi avrebbe commesso un illecito se avesse parlato con qualche tesserato di club di Serie A? Non proprio. Secondo l'articolo 22 del Codice di Giustizia Sportiva non c'è alcun divieto per il designatore di parlare con dirigenti, membri della società e, a maggior ragione, con un Club Referee Manager. L'unico obbligo è quello di non "intrattenere rapporti di abitualità o comunque finalizzati al conseguimento di vantaggio nell'ambito dell'attività sportiva con i componenti degli organi del sistema di giustizia sportiva e con gli associati dell'Aia". 

L'inchiesta, dunque, per dimostrare l'illecito dovrà provare che Rocchi o altri componenti Aia hanno cercato di far ottenere vantaggi a questo o quel club: non basta il solo colloquio con un tesserato di una squadra o, per esempio, che abbia ascoltato una protesta per un errore subito o una prestazione arbitrale non ritenuta adeguata. Al momento, dalle intercettazioni, emerge solo un "loro non lo vogliono più vedere".