L'intervista

Bisseck: "Contro la Lazio il momento più difficile, ha fatto male. Voglio essere un pilastro dell'Inter"

Il centrale tedesco si racconta tra umiltà e la voglia di diventare un perno fondamentale per Chivu

Yann Bisseck si racconta a Marialuisa Jacobelli nel format THE CLIMB: il difensore dell'Inter ha ripercorso una carriera che, fino a poco tempo fa, sembrava tutt'altro che scritta. "Non sognavo questo", ammette, "da giovane pensavo fosse troppo difficile diventare un calciatore professionista. Io ero forte, ma non ero un talento di altissimo livello".

Specialmente durante l'esperienza in Portogallo, nella seconda squadra del Vitória Guimarães, i problemi fisici lo avevano portato a dubitare del proprio futuro: "Dopo i brutti infortuni subiti mi chiedevo cosa avrei dovuto fare senza il calcio. Per fortuna, non ho mai smesso di provarci".

Dopo l'Aarhus, è passato all'Inter e l'impatto è stato sorprendente, soprattutto per l’accoglienza ricevuta. Il tedesco non dimentica: "Io sono arrivato dalla Danimarca per soli 7 milioni di euro, nessuno mi conosceva, questo è sicuro. Pensavo che i miei compagni sarebbero stati un po’ più 'cattivi' con me". Invece racconta di aver trovato un gruppo che lo ha adottato, aiutandolo a gestire anche i momenti più duri, come l'errore nel match contro la Lazio che gli è costato critiche feroci: "Fa male perché avevo giocato una grande partita, ma alla fine la gente si ricorda solo del fallo di mano. È giusto? Probabilmente sì, è una cosa con cui devi convivere".

Proprio sulla gestione degli sbagli, Bisseck mostra una maturità fuori dal comune. La sua ricetta è il distacco totale dal mondo dei social: "Non li guardo, per prima cosa. Non ha senso, per 2-3 giorni non esiste il telefono. Gli allenatori e mio padre mi dicono che sono troppo "chill", ma io non la penso così: se sei sicuro di saper fare una cosa, non c'è bisogno di avere ansia".

Oggi, con due scudetti cuciti sul petto, la fame del gigante tedesco non è affatto saziata. Il desiderio è quello di diventare una certezza assoluta nella squadra di Chivu. "Voglio essere un pilastro, essere un giocatore di cui si sente la mancanza quando non c'è. Voglio che si dica: 'Bisseck non gioca, ora cosa facciamo?'. Sono sulla strada giusta".