CHAMPIONS LEAGUE

Champions, la finale è Psg-Arsenal: i francesi sono così favoriti che finiscono per rischiare

Sabato 30 a Budapest una finale inedita in tutti i sensi: mai se l'erano giocata una squadra francese e una inglese

di Enzo Palladini

Sarà dunque Paris Saint Germain-Arsenal la finale di Champions League. Francia contro Inghilterra ma in particolare Parigi contro Londra, due metropoli che a turno si sono arrogate il titolo immaginario di “capitale” del mondo. Un allenatore spagnolo collaudato e medagliato da una parte, un allenatore spagnolo emergente dall’altra. Anche questo non è mai successo, perché in varie occasioni ci sono state finali tutte spagnole ma almeno uno dei due allenatori era sempre straniero. 

Una finale inedita, soprattutto (ma lo sarebbe stata anche Bayern-Arsenal), con un ulteriore motivo d’interesse: mai nella storia era stata disputata una finale tra una squadra francese e una inglese. Per il Psg è la terza finale, seconda consecutiva dopo il trionfo della passata stagione contro l’Inter. Una Champions in bacheca, quindi. L’Arsenal invece ha giocato finora una sola finale, perdendola contro il Barcellona nel 2005-06 allo Stade de France di Parigi. Nessuna squadra aveva mai fatto trascorrere vent’anni tra la prima e la seconda finale disputata.

C’è una netta favorita per la finale del 30 maggio a Budapest. Ovviamente è il Paris Saint Germain. I motivi sono molteplici. Prima di tutto, Luis Enrique sa come si fa. La perfezione con cui ha preparato la finale dell’anno scorso contro l’Inter ci fa pensare che si possa replicare quella serata, anche perché la squadra è rimasta praticamente uguale. Nella doppia semifinale contro il Bayern, il Psg ha dimostrato che può vincere sia a chi segna di più, sia a chi sta meglio in campo. C’è poi un fattore esterno. Il Psg ha virtualmente già vinto il campionato, deve solo risolvere una piccola formalità. L’Arsenal dovrà verosimilmente sudare fino all’ultimo minuto dell’ultima partita.

Però è una finale e come tale può nascondere insidie inimmaginabili. Una su tutte: lo studio maniacale delle palle inattive che l’Arsenal ha trasformato in un’arma micidiale. Si è visto molto durante la fase a campionato di questa Champions, ma è una caratteristica che può fare la differenza anche con l’innalzamento di livello che inevitabilmente comporta la partita più importante della stagione. Questa sfida ricorda un po’ la finale Manchester Cty-Inter, con gli inglesi favoritissimi che invece rischiarono di farsi fermare dalla squadra di Simone Inzaghi.

Due modi apparentemente diversi di arrivare alla finale. Apparentemente perché alla fine è stata la fase difensiva a fare la differenza. Dopo la partita d’andata Psg-Bayern, Luis Enrique era un uomo felice. Aveva tutti i diritti di essere arrabbiato perché a un certo punto vinceva 5-2 e si è ritrovato sul 5-4. Era felice perché sapeva che avrebbe potuto giocare in maniera diversa, controllare la gara con il gran lavoro dei centrocampisti Vitinha e Joao Neves che non si fermano mai, ma anche con l’esperienza del capitano e maestro Marquinhos accoppiata alla forza di Pacho. In quanto all’attacco, quando c’è un trio come Douè-Dembelè-Kvaratskhelia, bastano due fiammate a testa e la partita è in cassaforte. Però fra tre settimane e mezzo sarà tutto diverso e detto per inciso, l'Arsenal in questa Champions non ha ma perso. A Budapest il Psg va da strafavorito, Proprio questo è il vero rischio.