SERIE A

Paradosso Vlahovic: firma la Champions della Juve per poi giocarla con un'altra maglia

In meno di una partita e mezza ha segnato due gol che hanno portato quattro punti, ma sul rinnovo le parti sono ancora lontanissime

di Enzo Palladini

Se la Juventus giocherà la prossima Champions League (ipotesi molto più percorribile dopo l’importante vittoria di Lecce), in buona parte lo dovrà a Dusan Vlahovic. Pronunciata un mese fa, questa frase sarebbe stata bollata come assurda. Il serbo era latitante, bloccato da un infortunio che sembrava non finire mai, lontano dalla Juve tanto fisicamente quanto filosoficamente per una trattativa di rinnovo contrattuale arenata da tempo. Ma adesso è cambiato tutto.

In sei giorni, tra la partita interna contro il Verona e la trasferta di Lecce, Vlahovic ha giocato 121 minuti, meno di una partita e mezza. Ha segnato due gol che hanno portato alla sua squadra 4 punti, un altro gol gli è stato annullato per un nonnulla, ha creato in tutto almeno sei occasioni pulite. Una produzione straordinaria, per una squadra abituata a giornate e serate di sofferenza nella metà campo degli avversari, per l’apporto insufficiente di David e quello inesistente di Openda. Il serbo è tornato con la fame di inizio carriera, con la voglia di spaccare il mondo. E ha spaccato due partite, dopo mesi di nulla assoluto.

Se è vero che durante la stagione ai bianconeri sono mancati i gol di un centravanti, è altrettanto vero che mancava lo spirito giusto nel gioco offensivo, quella voglia di incidere anche a costo di sbagliare qualche occasione. Il vero difetto evidenziato da Jonathan David non è tecnico, ma soprattutto temperamentale. Il canadese, forse per paura di sbagliare, tende a sparire in mezzo ai difensori avversari, quasi a “nascondersi”. Vlahovic il pallone lo vuole sempre e comunque, lo gioca anche a costo di doversi impegnare in un corpo a corpo con uno o più avversari. Il modo in cui ha portato in vantaggio la Juventus dopo dodici secondi di gioco a Lecce è perfettamente esplicativo di questo concetto. Ha aggredito e azzannato, con la stessa faccia che aveva sei giorni prima, quando ha preso il pallone in mano, ha mandato via tutti e ha segnato su punizione il gol che ha salvato la squadra da una clamorosa sconfitta contro il Verona.

La Juventus è dunque molto più vicina alla Champions League, obiettivo minimo stagionale. Ma Vlahovic giocherà la prossima Champions? Verosimilmente sì e altrettanto verosimilmente non con la maglia bianconera. Recentemente i vertici del club hanno fatto sapere che si tornerà a parlare di possibile rinnovo del contratto (in scadenza come tutti sanno il 30 giugno) solamente alla fine del campionato e a traguardo Champions raggiunto. Ma non è detto che ci siano ancora dei margini di trattativa. Durante l’infortunio sembrava che da parte del giocatore e dei suoi rappresentanti ci fosse qualche segnale di distensione, poi completamente cancellato. Posizioni lontanissime, al momento. Resta da capire se esiste ancora una possibilità di rivedersi e riprovarci.

Vlahovic molto probabilmente prenderà una strada diversa. Costa zero in teoria, ma come sempre in queste trattative c’è da versare una consistente dose di commissioni ai procuratori e al padre del giocatore. Abbastanza facile prevedere che solo una squadra tra le prime dieci d’Europa potrà sostenere un investimento così pesante. Da qualche giorno si parla con insistenza del Barcellona che deve sostituire Lewandowski. È un’ipotesi, ma da qui al 30 giugno e forse anche oltre, ne spunteranno diverse altre. Quasi sicuramente non italiane.