Talento puro, più forte degli anni che passano. Reduce, Edin Dzeko, da una stagione con tanto di promozione del suo Schalke in Bundes e da una storica qualificazione con la Bosnia ai Mondiali, ai danni dell'Italia. Classe cristallina in campo, lucidità di pensiero anche fuori dal rettangolo di gioco. A lui, che all'Inter ha scritto pagine in una militanza che sarebbe potuta essere ben più lunga se il "pasticciaccio Lukaku" non avesse determinato una separazione col senno di poi affrettata, una analisi puntuale del presente e del futuro dei nerazzurri: "L'Inter è un grande club e io lì sono stato non bene, ma benissimo" ha raccontato a Sky e alla Gazzetta dello Sport. "So cosa significa quella maglia e cosa significa giocare per l'Inter. Ora che ha vinto si dice che gli altri non siano forti, ma non la penso così. È stata una grande stagione, con due trofei: bisogna dare tanto merito all'Inter e a Chivu, che ha fatto la doppietta nel suo primo anno in nerazzurro. L'Inter è un club che merita tutto questo, di essere sempre al top. La società va in questa direzione da anni, non è un caso che abbia vinto due coppe". Nell'analisi di Dzeko c'è spazio anche per il mercato con tanto di sponsorizzazione eccellente per un suo connazionale: "Muharemovic all'Inter? Beh, se c’è la possibilità spero proprio di sì: sarebbe top per lui e per il club. Ha un grande futuro davanti, ha la qualità e la testa giusta per giocare lì".
Poi un ritorno anche sulla finale playoff contro l'Italia: "Arrogante contro la Bosnia? Arroganza non l'ho vista. Dopo quello che è successo con Dimarco e Vicario è normale poterlo pensare, ma non credo fosse arroganza anzi. Fa parte del gioco, non mi sono arrabbiato. L'ho fatto anch'io tante volte, ma con i social bisogna stare attenti. Anche perché alla fine questa cosa un pochino è andata a nostro favore. Anche voi media però non avete aiutato: avete messo ancora più pressione. Si parlava tanto del nostro stadio piccolo, dei balconi intorno, più che del fatto che l'Italia rischiava di non andare al terzo Mondiale di fila. Non si parlava di noi. Poi abbiamo dimostrato il nostro valore in campo, anche se penso che l'Italia resti molto più forte di noi. Ci ha aiutato il rosso di Bastoni, ovviamente, ma le partite si decidono anche in pochi momenti determinanti. Certo anche in dieci uomini l'Italia poteva fare meglio: noi abbiamo fatto 64 cross e difendere così non è facile. A un certo punto è normale che prendi gol".
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