Strategie

Stellantis pronti 60 miliardi, e arrivano i cinesi

Flessibilità multi-energia, forte trazione asiatica e il debutto delle elettriche low-cost a Pomigliano

di Redazione Drive Up
© Ufficio Stampa

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Stellantis rompe gli indugi e svela ad Auburn Hills il suo nuovo piano strategico quinquennale denominato FaSTLAne 2030. Sotto la guida del CEO Antonio Filosa, il colosso automobilistico mette sul piatto un investimento complessivo di 60 miliardi di euro con un obiettivo chiarissimo: rimettere al centro le reali esigenze dei consumatori e riallineare i conti economici attraverso una drastica cura dimagrante e un'allocazione mirata del capitale.
50 nuovi modelli
La svolta poggia su una profonda revisione del portafoglio prodotti che si tradurrà in oltre 50 nuovi lanci entro la fine del decennio. Per evitare doppioni e massimizzare i profitti, il gruppo concentrerà il 70% delle risorse destinate ai brand su quattro pilastri globali: FIAT, Peugeot, Jeep e Ram, oltre alla divisione commerciale Pro One. Gli altri marchi europei e americani come Alfa Romeo, Lancia, Citroën, Opel, Chrysler e Dodge sfrutteranno le medesime architetture globali per mantenere l'efficienza dei costi, mentre per Maserati è previsto un rilancio nel lusso con due nuovi modelli di segmento E.
Tutto condiviso
La vera rivoluzione industriale passa però dalle tecnologie e dalla condivisione dell'hardware. Stellantis investirà 24 miliardi di euro in piattaforme modulari e motorizzazioni multi-energia. Entro il 2030, la metà della produzione mondiale si concentrerà su tre sole architetture, guidate dalla nuovissima STLA One, offrendo ai clienti la massima libertà di scelta tra motori termici, ibridi tradizionali, plug-in e modelli a batteria pur di assecondare le fluttuazioni del mercato.
Ristrutturazione europea
Per blindare la competitività europea e proteggere il posizionamento nei mercati globali, il piano FaSTLAne 2030 stringe i bulloni anche sull'apparato produttivo e sulle alleanze strategiche con i costruttori asiatici. In Europa la capacità produttiva interna verrà ridotta di 800 mila unità tramite la riconversione di siti storici come la francese Poissy, una mossa studiata per far schizzare l'utilizzo complessivo degli impianti rimasti dal 60% all'80%. I vuoti nelle fabbriche verranno colmati dalle joint venture con i cinesi di Leapmotor e Dongfeng: gli impianti spagnoli di Madrid e Saragozza e quello francese di Rennes condivideranno le linee di montaggio per produrre veicoli in linea con i futuri requisiti del "Made in Europe".

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