SERIE A

Il pagellone stagionale: Inter e Como top, flop Milan e Juventus

Il meglio e il peggio di un anno fuori dal comune

di Enzo Palladini

INTER                        9

Un campionato trionfale soprattutto dalla metà in poi, con qualche piccola macchia come gli zero punti e zero gol in due derby contro il Milan, oppure le incertezze nei primi scontri diretti. In generale, però, si può dire che lo scudetto (con l’accessorio della Coppa Italia) sia andato alla squadra più qualitativa della Serie A.

NAPOLI                     7

Percorso molto controverso, quello degli azzurri, secondo qualcuno molto deludente. Ma non bisogna dimenticare il forte impatto degli infortuni sulla stagione così come non va archiviato il contraccolpo che la squadra ricevette dopo il precedente scudetto. Arrivare primi e secondi in due campionati consecutivi non è banale.

ROMA                       8

Per una realtà come quella giallorossa, la qualificazione per la Champions League è un risultato tutt’altro che usuale. L’ultima partecipazione risale al 2018-19. Ci voleva Gasperini per dare una scossa all’ambiente e per tornare a quei livelli, nonostante qualche inciampo e qualche ostacolo lungo il cammino.

COMO                       9

Quando si entra nella storia, il voto può solo essere molto alto. Mai il Como si era qualificato per una Coppa Europea ed è subito Champions League. L’impresa di Fabregas e dei suoi ragazzi, in proporzione, vale quanto lo scudetto dell’Inter. E chissà ora quali altre sorprese possono arrivare dalle rive del lago. 

MILAN                       4

Allegri è stato scelto con uno scopo preciso: riportare il Milan in Champions League. Missione fallita clamorosamente quando sembrava tutto sistemato. Disastroso il finale di stagione che ha trasformato i rossoneri da possibili rivali dell’Inter per lo scudetto a comprimari condannati a un’Europa minore.

JUVENTUS                 5

Non vedere i bianconeri in Champions League fa male non solo ai tifosi della Juve, ma agli appassionati di calcio in generale. Una botta che avrà delle conseguenze anche sul mercato, quindi sul futuro. È stata pagata a caro prezzo la falsa partenza con Tudor, gli aggiustamenti di Spalletti sembravano riusciti e invece è andata diversamente.

ATALANTA               6

Storcono il naso in tanti a Bergamo, abituati a giocare in Champions o in Europa League negli ultimi anni, ora con la prospettiva della Conference. Ma dopo l’inizio disastroso, la squadra ha ritrovato un senso compiuto, ha avuto un periodo positivo, tenendo conto anche di alcuni infortuni importanti.

BOLOGNA                 6

Sono mancati soprattutto i punti in casa, dove la squadra di Italiano non è riuscita a farsi valere come nel recente passato. Ed è mancato anche qualche guizzo nella fase centrale della stagione, quando sono stati persi tanti punti importanti. E la gente, che aveva preso gusto all’Europa, ci è rimasta male.

LAZIO                        6

La vittoria stentata contro il Pisa all’ultima giornata è un po’ il simbolo della stagione. Tutto quello che è stato fatto, è arrivato con grande fatica, situazione figlia anche di un mercato bloccato nella penultima sessione e sfruttato (ma anche in uscita) solo a gennaio. Difficile fare meglio di così.

UDINESE                    7

È stata una mina vagante per tutto il campionato, togliendosi delle soddisfazioni non indifferenti. Contro le grandi ha un cammino di altissimo livello, ha valorizzato alcuni giocatori che adesso produrranno succulente plusvalenze. Ha solo inciampato in qualche squadra di bassa classifica.

SASSUOLO                7,5

L’unica neopromossa che non sia mai stata in pericolo. Un campionato sui livelli del Sassuolo pre-retrocessione, con una proposta interessante di gioco che ha fatto convergere molte attenzioni sul nome di Fabio Grosso. Evidentemente la retrocessione di due anni fa è stata un incidente di percorso.

TORINO                    5

Se i tifosi definiscono “deprimente” la stagione, un motivo ci sarà. Il Toro, storicamente, significa emozione. Quello di quest’anno si è barcamenato tra lo squallore di certe sconfitte pesanti e la noia di punticini strappati qua e là con eccessi di realismo. Si è salvato, d’accordo, ma il colore granata significa altro.

PARMA                      6

La scelta di un allenatore trentenne sembrava preludere ad altro. Invece nessuno, un domani, dirà “Ah, come giocava il Parma di Cuesta”. Si è salvato come si salvavano i maghi di provincia negli anni ’70, con grandissima attenzione alla fase difensiva. Ha portato a casa la pelle, senza incantare.

FIORENTINA             5

Non si può dire che abbia centrato l’obiettivo. O meglio: ha preso il bordo esterno del bersaglio, andando a un passo dal mancarlo del tutto. Le speranze all’inizio della stagione erano altre, Pioli non è riuscito a reintegrarsi nel calcio italiano, Vanoli ha medicato la situazione ma per Firenze è proprio poca roba.

GENOA                      6,5

L’interesse di altri club per l’allenatore è una chiara certificazione di un lavoro svolto bene. De Rossi non si è lasciato prendere dalla disperazione quando è stato chiamato, ha capito cosa aveva a disposizione e come mixare gli ingredienti. Non si è accontentato dei punti, ci ha messo anche un po’ di qualità che non guasta.

CAGLIARI                          7

La fortuna di Fabio Pisacane è quella di arrivare dal settore giovanile. Così non si è mai spaventato quando i giocatori della vecchia guardia si fermavano per infortunio. Sapeva di avere un’ottima riserva a cui attingere tra i ragazzi. Così, equilibrando una buona fase difensiva con qualche prodezza degli attaccanti, si è preso una salvezza d’oro.

LECCE                                6,5

Non è mai facile far ripartire il Lecce dopo le sessioni di mercato. I giocatori cambiano, se ne vanno appena raggiungono un livello da squadra superiore. La società azzecca spesso i sostituti, ma poi vanno messi insieme e Di Francesco ci è riuscito, sfatando il suo tabù personale che lo vedeva sempre retrocesso sul filo di lana.

CREMONESE                      5

L’inizio sprint con Davide Nicola in panchina ha obnubilato gli orizzonti della squadra, che quando ha iniziato a perdere non è più riuscita a risollevarsi nonostante il cambio di allenatore. A questo va aggiunto l’infortuno di Vardy, che alla faccia dell’età qualcosa di buono – quando c’era – l’ha fatto.

VERONA                            5

Considerando che una società come l’Hellas non può dire di no quando arrivano buone offerte per i giocatori, forse si poteva intervenire prima sul cambio in panchina, visto che Paolo Zanetti era stato varie volte in bilico. Sammarco ha chiuso la stagione con dignità, ma con una retrocessione inevitabile.

PISA                                   4,5

Ha lottato meno di tutti per evitare di precipitare. Gilardino non aveva iniziato disastrosamente, poi si è perso per strada. La scelta di Hiljemark è stata coraggiosa, forse troppo, così come eccessivo è stato il potere che gli è stato consegnato. I numeri di questa stagione sono impietosi per la squadra toscana.