serie a 2025/26

Pagellone allenatori Serie A 2025/2026: Chivu da 9, flop Allegri, Spalletti si salva. Fabregas storico

I voti ai tecnici della Serie A 2025/26 dopo l'ultima giornata. Promossi e bocciati: dal capolavoro di Chivu e Fabregas ai flop di Allegri, Tudor e Pioli

di Enzo Palladini

CHIVU 9
Una prima stagione da capo allenatore quasi perfetta, due trofei alzati, la fiducia totale della società e dei giocatori, un eloquio che ha conquistato moltissimi osservatori esterni. Resta quella macchia di un’eliminazione prematura dalla Champions League, ma ci si può lavorare sopra per il futuro. Ecumenico.

CONTE 7
È rimasto l’estate scorsa per provare a entrare nella storia. Se avesse vinto, sarebbe stato il primo a conquistare due scudetti consecutivi con il Napoli. Non ce l’ha fatta ma è stato l’ultimo ad arrendersi nonostante gli infiniti infortuni che hanno colpito la sua squadra soprattutto nella parte centrale della stagione. E poi il suo trofeo l’ha portato a casa. Resiliente.

GASPERINI 8
La realtà è che alla fine ha avuto ragione lui. Non solo nella diatriba con Ranieri, ma anche in alcune scelte che potevano sembrare discutibili e invece si sono rivelate provvidenziali. Non sempre gli allenatori sono bravi a scegliere i giocatori da comprare, ma nel caso di Malen bisogna fargli i complimenti, gli ha cambiato ruolo ed è stata la svolta. Saggio.

FABREGAS 8,5
È entrato di sicuro nella storia del Como con la prima qualificazione per una Coppa europea. Ed è stata addirittura subito Champions. Ha sposato in pieno il progetto e ha messo in mostra il calcio più innovativo di tutta la Serie A, magari per raggiungere la perfezione avrebbe avuto bisogno di recuperare qualche punto in più contro le grandi squadre, partite spesso perse in rimonta. Europeo.

ALLEGRI 4,5
Spesso al centro di dibattiti infiniti sulla qualità del gioco del Milan, ha avuto comunque il match-ball per qualificarsi alla Champions League e non l’ha sfruttato contro un Cagliari che non aveva assolutamente obiettivi da raggiungere. Sicuramente ha delle responsabilità nel crollo dei rossoneri dopo il derby di ritorno vinto. Deludente.

TUDOR 4
Poco più di un anno fa, la Juventus lo aveva chiamato per riportare tra i giocatori quel senso di appartenenza che sembrava essere stato perso per strada. L’inizio non è stato così negativo, il Mondiale per club dignitoso, poi l’inizio di stagione ha cancellato quello che era stato fatto di buono con alcune scelte più che discutibili anche in fatto di gioco. Improvvido.

SPALLETTI 6
D’accordo: la stagione non è finita come la Juve si augurava, risultato che probabilmente comporterà un mercato ridotto. Ma l’ex CT della Nazionale ha ereditato una squadra senza capo né coda, le ha dato una parvenza di equilibrio, ha preso meno gol e ha fatto fatica a segnare solo per lo scarso apporto degli attaccanti. Coagulante.

JURIC 4,5
Una scelta azzardata quella dei dirigenti bergamaschi. Forse dettata dalla voglia di vedere all’opera un allenatore considerato un allievo di Gasperini. Ma le personalità dei due sono molto diverse e se è vero che alcun risultati non sono stati così disastrosi, la gestione generale del lavoro è stata completamewnte sbagliata. Rigido.

PALLADINO 7
Ancora una buona stagione conclusa con un addio, come quella scorsa alla Fiorentina. Il problema è che l’Atalanta visti i risultati degli ultimi anni non può più permettersi delle stagioni “normali” come quella appena terminata, così il buon cammino di Palladino (compresa la mitica rimonta in Champions) e la qualificazione alla Conference League non bastano più. Incompreso.

ITALIANO 6
Non si possono sempre fare i miracoli, però è innegabile che rispetto alla passata stagione (trionfo in Coppa Italia) è stato fatto un passo indietro. Un po’ meglio in Europa League, dove il Bologna è stato eliminato dalla squadra poi vincitrice. Quest’anno però la squadra, al di là degli infortuni, ha avuto dei periodi oscuri che l’hanno penalizzata. Incompiuto.

SARRI 6,5
Al netto delle consuete lamentele su orari e calendari della stagione, è riuscito a tenere insieme con dignità una squadra che ha venduto molto e ha comprato niente in estate, salvo poi correre ai ripari a gennaio. Con tutte queste premesse, raggiungere la finale di Coppa Italia e avvicinarsi un po’ alla zona Europa può considerarsi un buon lavoro. Impermeabile.

RUNJAIC 7
Ha trasformato la sua Udinese in una squadra di Championship, la Serie B inglese, tutta basata sulla forza fisica e sull’attitudine allo scontro fisico. Proprio per questo motivo ha messo spesso in difficoltà le grandi squadre (vittoria a San Siro sull’Inter) mentre ha fatto fatica spesso contro le squadre della seconda metà della classifica. Combattente.

GROSSO 7,5
Non è più un ragazzino ma si sente cucita addosso con godimento l’etichetta di rivelazione stagionale. Dopo la clamorosa caduta in Serie B, il Sassuolo lo ha chiamato per tornare su e l’ha tenuto per tenere la categoria, missione compiuta con largo anticipo e con la valorizzazione di alcuni giocatori che ora valgono un tesoro. Riemergente.

BARONI 5
Nessuno gli chiedeva di entrare in Europa (meno che meno il suo presidente), però la tifoseria granata è abituata almeno a squadre e allenatori che vendano cara la pelle, se proprio devono venderla. La prima parte di stagione invece è stata costellata di brutte figure e non ha nemmeno illuso di poter vedere qualche fiammata. Arrendevole.

D’AVERSA 6,5
Con lui si è rivisto almeno un po’ di quel cuore Toro al quale la gente è tanto affezionato. Magari non il tremendismo granata, però almeno la voglia di restare a galla dopo l’inizio così buio. Si è conquistato la fiducia della gente ma non quella del presidente che gli chiedeva solamente la salvezza, senza fargli altrre promesse. Affidabile.

CUESTA 6
Salvare il Parma con un buon margine è un’impresa non indifferente, soprattutto se a compierla è un ragazzo di trent’anni alla prima panchina della carriera. C’è però qualche punto oscuro nel rapporto con alcuni giocatori e nella qualità del gioco espresso che non ha soddisfatto del tutto la proprietà americana. Difensivista.

VIEIRA 5
Sembrava l’uomo giusto per costruire qualcosa di importante in chiave futura, dopo la bella salvezza della scorsa stagione. L’inizio di campionato però è stato pieno di incomprensioni e risultati altamente negativi. Ultimo in classifica con 3 punti in 9 partite, è stato messo da parte dopo una lunga riflessione e senza rimpianti. Dimenticabile.

DE ROSSI 7
Più passa il tempo, più sembrano esserci gli estremi per dire che l’ex Capitan Futuro ha le stimmate per diventare un ottimo allenatore. Il lavoro svolto al Genoa è stato eccezionale sotto tutti i punti di vista e non è passato inosservato dai dirigenti delle altre società, anche ambiziose. Un altro passettino in avabnti verso una buona carriera. Predestinato.

PIOLI 4
C’erano tutti gli elementi per pensare a una scelta azzeccata: ancora molto amato dai tifosi della Fiorentina, rafforzato da uno scudetto vinto con il Milan, motivato da un ritorno in Italia dopo l’esperienza remunerativa nel campionato arabo. Invece non ci ha capito molto, in questa nuova realtà viola, e non è riuscito a uscirne. Disorientato.

VANOLI 7
La sfida era di quelle che spaventano alcuni allenatori e finiscono per costringere i club a richiamare qualche vecchio che non vuole restare fuori dal giro. Vanoli ha accettato l’incarico ben sapendo che sarebbe stato un lavoro complicato, punticino dopo punticino ha tirato la squadra fuori dai guai e l’ha salvata con dignità. Coraggioso.

PISACANE 7
All’inizio della stagione, molti non sapevano nemmeno che fosse un allenatore. Il Cagliari invece l’ha visto crescere nel settore giovanile e gli ha affidato la prima squadra sapendo di puntare su uno specialista eccellente della fase difensiva, che poi è quello di cui c’era bisogno. Così è arrivata una salvezza sofferta ma di grande valore. Irriducibile.

DI FRANCESCO 6,5
Stava per diventare un’ossessione: due retrocessioni consecutive subite in circostanze rocambolesche potevano diventare tre anche se probabilmente l Lecce ha giocato il miglior calcio tra le squadre che hanno lottato per salvarsi. Alla fine, nonostante qualche punto buttato e qualche passo falso non previsto, il sospirone è arrivato. Risollevato.

NICOLA 5
In passato è stato considerato l’uomo dei miracoli, ma evidentemente gli riescono bene quando deve subentrare a campionato in corso e non quando deve gestire la baracca dall’inizio. La partenza è stata forte, fulminante, ma poi è iniziato un rapido declino che ha portato la squadra in acque torbide e l’allenatore a perdere il posto. Condizionato.

GIAMPAOLO 5
Non è mai stato un allenatore adatto a subentrare in corsa. Il suo calcio ha bisogno di tempo per essere spiegato e di ancora più tempo per essere capito. La Cremonese non poteva permetterselo e infatti la svolta non c’è stata, la squadra non ha avuto quella scossa che serviva e alla fine è tornata in Serie B. E pensare che era partita così forte. Filosofeggiante.

PAOLO ZANETTI 4,5
Dopo avere attraversato mille bufere, dopo essere stato innumerevoli volte sull’orlo dell’esonero, si è ritrovato di nuovo in sella all’inizio di questa stagione e forse pensava che gli andasse sempre bene, invece stavolta non ha capito bene il valore dei giocatori che aveva a disposizione e ha finito per farsi mandare via. Illuso.

SAMMARCO 6
La dignità è una dote importante in tutti i settori della vita, calcio compreso. Paolo Sammarco ha dimostrato di averne da vendere, perché è stato preso in condizioni disperate e ha chiuso il campionato lottando con onore anche dopo la retrocessione aritmetica. Ha dimostrato di poter fare questo mestiere a un buon livello. Paziente.

GILARDINO 5
Ha una sua idea di calcio tutto sommato nemmeno malvagia, ha accettato però una missione che sembrava impossibile fin dal primo minuto. Ha provato a cavare qualcosa dai suoi giocatori, ma la maggior parte della rosa era formata da giocatori a cui la Serie A sta un po’ larga. A un certo punto ha perso il controllo della situazione. Discontinuo.

HILJEMARK 4
Affascinava non poco l’arrivo di questo giovane svedese che parla le lingue (anche l’italiano, avendo giocato da noi) e si è presentato annunciando che avrebbe portato parecchie novità. Non sono arrivate né le novità né i punti, non è stato costruito un buon rapporto con i membri italiani dello staff, è arrivata anche una retrocessione con largo anticipo. Rivedibile.