
Cardinale azzera il Milan senza Champions: da Allegri a Tare e Furlani non si salva nessuno
In bilico tutte le posizioni tecnico-dirigenziali più importanti. Ibra e Calvelli gli uomini forti, ma le scelte da fare saranno difficili e importanti

Nel giorno della marmotta rossonera si rivive sempre la stessa storia ed è una storia zeppa di inciampi e fallimenti, rivoluzioni e nuove rivoluzioni, di progetti partoriti e morti in culla, nello stretto giro di ore, nemmeno giorni. Prendiamo la giornata di ieri, in certo senso molto significativa: Gerry Cardinale incontra a pranzo in un hotel di Milano gli uomini che lui considera apicali nel suo Milan. Quindi Zlatan Ibrahimovic, il suo consigliere personale, Massimo Calvelli, consigliere di amministrazione rossonero e la chief brand officer Francesca Montini (al pranzo si era poi aggiunto Moncada). Ordine del giorno, decidere in che modo ristrutturare la società. Con una certezza, l'addio dell'ad Giorgio Furlani, e due posizioni sulla carta piuttosto solide: quella di Massimiliano Allegri e quella di Igli Tare.
Dopo di che la squadra scende in campo, perde la Champions contro il Cagliari e la metà delle ipotesi sul piatto del pranzo saltano in aria. Massimiliano Allegri finisce sotto accusa con il ds Igli Tare e le posizioni di entrambi più che in bilico sembrano sull'orlo di un precipizio. E d'altronde cosa ci si può aspettare da una gestione che, dallo scudetto in avanti, ha azzerato con una certa costanza tutta l'area tecnica?
Su una cosa Massimiliano Allegri, che non ha alcuna intenzione di rassegnare le dimissioni, ha ragione: servirebbe lucidità. Il punto è che qui si ragiona di pancia, sovrastati e in parte sospinti dalle contestazioni del popolo rossonero e da esigenze di bilancio. Cardinale, amato poco per non dire niente, pensava di poter far pace con San Siro mettendo fine all'era Furlani - il cui addio, ne abbiamo scritto quattro mesi fa, poco dipendeva e dipende dai risultati sportivi -, mentre la sua continua a essere una risalita complicata per non dire impossibile. I risultati sono tutto e su quelli si fanno i conti.
Ma torniamo a quel che accadrà: se Massimiliano Allegri dovesse, come oggi molto probabile, essere esonerato, bisognerà trovarne il sostituto. Già, ma chi lo sceglie? Sulla carta il prossimo amministratore delegato. Già, ma quale figura è stata individuata per questo ruolo? Adriano Galliani continua a essere una possibilità, ma il suo ritorno, per diversi motivi, sembra non banale e tanto meno scontato. L'ad dovrebbe poi scegliere il direttore sportivo e anche qui, oggi, non esiste un candidato forte. Si era parlato di D'Amico, in uscita dall'Atalanta, ma sarebbe stata la scelta di un Furlani che ovviamente non deciderà più. Quindi, di nuovo: chi deciderà il nuovo assetto tecnico e societario?
Sulla carta i due uomini forti di Gerry Cardinale, vale a dire Zlatan Ibrahimovic e Massimo Calvelli. Al primo però bisognerà prima assegnare un ruolo più definito di quello fumoso e molto poco pratico di consigliere personale della proprietà Red Bird. Il secondo, poi, che potrebbe diventare una sorta di supervisore, dovrebbe avere compiti laterali rispetto al Milan e lavorare, ad esempio, per far fruttare l'area di San Donato, destinata ai progetti molto ambiziosi dell'Nba Europe e di un possibile Atp 250 milanese. Difficile, insomma, in queste condizioni, evitare il reiterare di questo fastidioso giorno della marmotta milanista. In cui accadono sempre le stesse cose e si ripetono le stesse domande: già, ma chi decide cosa?