È una specie di maledizione quella che si impossessa di Jannik Sinner quando mette piede al Roland Garros. Non c'entra la terra battuta, che è sempre stata considerata la sua superficie meno amata. Non c'entra la gente, che comunque è sempre tutta dalla sua parte. C'è qualcosa che lo rende più umano, che lo riporta a un livello al quale anche "gli altri", quelli normali, possono competere. L'anno scorso era successo nella finale, quando aveva il trofeo praticamente in mano per poi cederlo all'amico e nemico di sempre, Carlos Alcaraz, al termine di una maratona quasi illogica. Stavolta gli è successo in negativo quello di cui aveva beneficiato l'anno scorso a Wimbledon, quando aveva passato gli ottavi di finale contro Dimitrov dopo aver perso i primi due set e aver visto l'avversario costretto all'abbandono in lacrime per un gravissimo infortunio. Contro Cerundolo, Sinner è arrivato fino alla fine, forse per un eccesso di rispetto nei confronti dell'avversario, ma dal terzo al quinto set non era in grado di reagire.
In molti hanno vaticinato dopo l'infortunio di Alcaraz che "l'unico avversario di Sinner adesso è lo stesso Sinner". La profezia si è avverata, perché l'altoatesino ha dovuto cedere non tanto alla bravura dell'avversario, che comunque è un onestissimo mestierante che fa la sua parte in tutti i tornei, ma semplicemente ai limiti del proprio corpo (sì, ne ha anche il suo) e ai fantasmi che ogni tanto si mettono a popolare le sue giornate, soprattutto quando fa troppo caldo e soprattutto, incredibilmente, a Parigi.
Sembrava un giovedì qualunque di un torneo qualunque, un turno da passare cercando di non sprecare troppe energie. Il tutto nonostante le condizioni climatiche proibitive, il caldo terrificante di Parigi che ancora una volta ha messo in difficoltà Sinner. Il sole, l'afa: questi sono rivali che il numero uno del mondo teme più di tutti. Anche quando apparentemente ha la situazione sotto controllo. Per ch non ha mai giocato a tennis, certi crolli sono inspiegabili. Eppure succede. Basta un errore, seguito da un secondo, poi da un terzo. Si entra in un loop dal quale è molto difficile uscire, anche quando sei l numero uno del mondo.
Anche dal punto di vista tattico non c'è salvezza. Non è come gli sport di squadra, dove puoi provare a metterti in difesa e sperare che ti dica bene. Il tennis, oggi più di una volta, è fatto di forza e di ritmo. Basta rallentare un pochino per farsb travolgere, anche quando l'avversario è molto meno forte. Cerundolo non credeva ai suoi occhi quando vedeva Sinner rinunciare a rincorrere delle palle che in condizioni avrebbe divorato.
La faccia di Sinner, da metà del terzo set in poi, era più esplicativa di mille frasi dette o scritte. La faccia di uno che non vedeva l'ora di andare a casa, che non riusciva a buttarla di là, che collezionava doppi falli come non gli era mai capitato. Aveva sì problemi fisici, evidenti, si appoggiava alla racchetta come se fosse un bastone mentre aspettava di rispondere. Nemmeno mezzo sorriso, nemmeno l'accenno di un piccolo sollievo che potesse lasciar presagire una ripresa. Palle-break sprecate come non gli era mai successo, smash steccati come un qualunque giocatore di club. Il vero Sinner è uscito d scena sul 5-1 del terzo set, quando sembrava che ormai fosse tranquillamente qualificato al turno successivo. Poi è entrata la sua controfigura, che gli assomigliava nei tratti somatici ma non aveva nulla a che fare con il campione che conosciamo e che adesso avrebbe bisogno di una bella vacanza per poter pensare serenamente e difendere il titolo vinto l'anno scorso a Wimbledon.