Roland Garros

L’enigma della distanza: perché Sinner soffre la maratona e i match oltre le quattro ore

Il malore patito al Roland Garros contro Cerundolo conferma un trend statistico preoccupante sulle lunghe distanze

Almeno sulla carta, il verdetto del Roland Garros sembrava già scritto. Complice l'assenza di Carlos Alcaraz e una forma strepitosa culminata con la tripletta Montecarlo, Madrid e Roma, solo un imprevisto fisico avrebbe potuto sbarrare la strada a Jannik Sinner. Purtroppo per il numero 1 del mondo, lo scenario peggiore si è materializzato sulla terra rossa di Parigi: un malore improvviso sul più bello, a un solo game dalla vittoria contro Cerundolo, ha chiuso la strada al sogno di poter conquistare l'ultimo Slam che mancava in bacheca.

La sconfitta parigina aggiorna una statistica che comincia a farsi ormai pesante: il bilancio di Jannik al quinto set recita ora 6 vittorie e 12 sconfitte (un tasso di ko vicino al 67%), con una striscia negativa aperta di cinque incontri. L'ultima gioia al fotofinish risale all'epica rimonta nella finale degli Australian Open 2024 contro Medvedev; da allora, il parziale è rimasto all'asciutto. 

Il dato diventa ancora più evidente se confrontato con altri o se si analizza la durata dei match. Alcaraz vanta un impressionante 15 su 16 nei match finiti al quinto set. Sinner, inoltre ha un bilancio di 0 vittorie e 8 sconfitte quando l'orologio supera la soglia dei 240 minuti. La maratona più lunga vinta in carriera resta quella contro Ivashka agli US Open 2022, chiusa in 3 ore e 48 minuti.

Già dopo la semifinale persa quest'anno a Melbourne contro Novak Djokovic - una battaglia di 249 minuti che ha logorato l'azzurro sulla distanza - il team aveva individuato questo aspetto come la vera e propria "nuova frontiera" della crescita di Jannik. Sinner è un giocatore abituato a sbranare i rivali nei primi parziali, ma quando il piano A non basta e la sfida si trasforma in una guerra di logoramento emergono i dettagli su cui lavorare. Un dettaglio che richiede tempo, come aveva fatto intendere Darren Cahill, coach di Jannik Sinner: "Il tennis migliore di Sinner arriverà a 28, 29, 30 anni". 

Il confine tra tenuta atletica e solidità mentale è sottilissimo. Per questa ragione, il lavoro nei prossimi mesi si preannuncia cruciale. Sinner e i coach Cahill e Vagnozzi dovranno pianificare una nuova strategia insieme al preparatore atletico Umberto Ferrara, reintegrato nello staff nell'estate del 2025.

A 24 anni, con 4 Slam in bacheca, due Coppe Davis e 10 titoli ATP 1000, il numero uno ha ancora margini di miglioramento scoperti. Imparare a vincere anche quando non si è al cento per cento, accettando la sofferenza della maratona, è l'ultimo tassello per diventare definitivamente completo.