Ci sono neopromosse e neopromosse. Alcune (è successo a Pisa e Cremonese) partono già con la consapevolezza di dover lottare, al massimo, fino all’ultima giornata per salvarsi. Altre non si accontentano. Salgono in Serie A per provare a recitare da protagoniste. Nelle ultime due stagioni abbiamo avuto due esempi eloquenti: il Como e il Sassuolo. È vero che la proprietà del club lariano si è potuta permettere investimenti elevati, ma nel suo piccolo anche il campionato 2025-26 degli emiliani guidati da Fabio Grosso ha rappresentato un’impresa.
E adesso si riparte, con tre squadre nuove. Ma sotto quale categoria possono essere classificate Venezia, Frosinone e Monza? Viene da rispondere che tutte e tre possono pensare di ripetere le imprese, se non del Como, almeno del Sassuolo. Le ambizioni ci sono, Venezia e Monza hanno alle loro spalle due proprietà americane, un’impalcatura che negli ultimi anni è stata sinonimo di solidità. Se il Venezia ha alle spalle una città per la quale il calcio è solo un asset in più, il Monza ha una storia recente che gli ha dato popolarità internazionale quasi quanto il mitico autodromo. Monza e Venezia hanno in comune anche un’altra caratteristica: entrambe hanno una donna seduta sulla poltrona della presidenza, Francesca Bodie per i lagunari, Lauren Crampsie per i brianzoli.
Dal punto di vista tecnico, sicuramente le potenzialità di Venezia e Monza sono elevate. Gli arancioneroverdi sono già scatenati sul mercato. Hanno venduto Issa Doumbia allo Sporting Lisbona realizzando una sontuosa plusvalenza e stabilendo la cessione-record nella storia del club. Ma hanno già anche lavorato in entrata, prendendo lo svincolato centrocampista Toma Basic dalla Lazio e l’altro centrocampista Thoril Helgason dal Lecce. Il general manager Filippo Antonelli sta lavorando molto sugli svincolati ma avrà poi a disposizione un buon budget per cercare di stabilizzare la squadra nella massima divisione. Il Monza ovviamente può partire solo ora per stilare i programmi per la nuova stagione, vista la promozione appena conquistata. I rapporti del club lombardo con le grandi squadre sono ottimi, non è escluso quindi che possa arrivare qualche prestito di valore per provare a ripetere le imprese della prima stagione in Serie A, 2022-23.
In mezzo alle due squadre “americane” c’è il Frosinone. L’italianissimo Frosinone, proprietà della famiglia Stirpe dal 2003. Ha impiegato due anni per tornare in Serie A: retrocesso alla fine della stagione 2023-24, in maniera davvero rocambolesca, ha attraversato una stagione complicata con triplo cambio di allenatore, ma quest’anno ha tenuto la barra dritta per tutta la stagione affidandosi a Massimiliano Alvini che in Serie B è una vera garanzia. Il Frosinone è tra le società che hanno un assetto più longevo: Maurizio Stirpe è andato avanti per la sua strada nella buona e nella cattiva sorte e ora sogna di restare a lungo nella massima categoria. I gialloblù (che un anno fa di questi tempi si stavano salvando dopo avere evitato per un mezzo miracolo i playout) hanno vissuto un percorso quasi netto: appena tre k.o. in campionato (due contro il Venezia, uno contro il Monza) e un’impressionante striscia positiva di 14 risultati utili di fila totalizzata per ben due volte. Un vero capolavoro di continuità. Proprio nel segno della continuità, Stirpe ha deciso di confermare Alvini e tutta l’area tecnica. Ora tocca al diesse Renzo Castagnini trovare i giocatori giusti per disputare un buon campionato. Non sono mica gli americani, ma anche in Ciociaria sanno fare le cose per bene.