
Mondiale, dieci giorni al via: le possibili favorite, le sorprese e le delusioni di un evento planetario
A poco più di una settimana dall'appuntamento iridato vediamo cosa ci può aspettare dal primo campionato a 48 squadre

E' partito il countdown. Giovedì 11 giugno, alle 21, Sudafrica e Messico, in una poco esaltante riedizione della partita inaugurale della rassegna del 2010, apriranno il Mondiale del 2026. Il gigantismo della Fifa lo ha portato a 48 squadre, con la conseguenza di dover assistere a 104 partite e alla follia di eliminare, dopo un'estenuante fase a gironi, solo 16 nazionali. La parte dei gruppi, insomma, diventa quasi inutile e una sorta di supplizio anche per chi è un tossicodipendente da mondiali e si vanta di vedere tutti i match. Iran-Nuova Zelanda delle 3 del mattino (ora nostra) del 16 giugno è il test finale per capire chi davvero non può farne a meno. O merita un trattamento sanitario obbligatorio. Usciamo però dalle considerazioni su come lo sport sia diventato qualcosa di molto lontano dalle idee decubertiniane e passiamo a quello che ci interessa, malgrado tutto: il campo. Il Mondiale, anche se a misura business, resta comunque un modo per farsi una scorpacciata di pallone. Vediamo quali squadre possono puntare al titolo di campione, di sorpresa o di delusione.
LE FAVORITE
Nel gruppo non può mancare la Francia campione nel 2018 e vice nel 2022. Deschamps è al passo d'addio dopo 14 anni da ct. Non crediamo, però, che questo possa portare i suoi a una sorta di rilassamento. Ha una rosa tale che, con quelli che ha lasciato a casa, si potrebbe mettere insieme un'altra nazionale capace di vincere il titolo. Maignan in porta, Koundé, Saliba, Upamecano e Theo Hernandez in difesa, Rabiot, Tchouaméni, Zaïre-Emery (o uno tra Kanté e Koné in alternativa) a centrocampo e il tridente Olise-Mbappé-Dembelé davanti (con Thuram, Doué, Mateta, Cherki e Barcola pronti all'uso). Serve altro? Non è da trascurare nemmeno la Spagna campione d'Europa. De la Fuente ha dato un'impressionante dimostrazione di forza a Euro 2024. In porta c'è Unai Simon, ma Raya dell'Arsenal è un'ottima alternativa. La difesa è piena di giocatori di alto livello internazionale come Marcos Llorente, Cucurella, Eric Garcia, Laporte e Cubarsì, il centrocampo è uno dei migliori del mondo, con gente del calibro di Rodri, Pedri, Gavi, Fabian Ruiz, Zubimendi e Merino, le fasce sono il palcoscenico della tecnica e della velocità di Lamine Yamal e Nico Williams e, per il ruolo di punta centrale, c'è sempre la possibilità di scegliere tra un nove vero, come Oyarzabal, o uno più manovriero come Ferran Torres o Dani Olmo. Al di là delle polemiche legate alle mancate convocazioni di Palmer, Foden e Wharton (grande protagonista dell'ottima stagione del Palace), l'Inghilterra di Tuchel ha comunque un gruppo da temere. Pickford in porta è una garanzia, così come un centrocampo che può contare su Jude Bellingham, Eze, Mainoo, Rice, Rogers e Anderson (rivelazione del Nottingham). Davanti c'è sempre Harry Kane, e basta la parola, aiutato sulle fasce da Saka e Rashford, con Madueke e Gordon come alternative. Da non sottovalutare, ovviamente, l'Argentina campione in carica, anche se Messi va verso i 40. L'ossatura è praticamente la stessa del Qatar, così come il ct Scaloni. In più c'è un Nico Paz in rampa di lancio e il dubbio se sia il caso di affidarsi in attacco alla coppia Lautaro-Julian Alvarez o se rinunciare a uno dei due per non commettere il reato di lesa maestà, limitando i minuti del "diez" più famoso da quelle parti dopo Diego. Ancelotti sta cercando di dare un'identità a un Brasile che non si può, pur con varie perplessità, escludere dal gruppo delle favorite. Tanti punti fermi, da Alisson in porta a centrali di difesa del livello di Gabriel e Marquinhos (o Bremer), un centrocampo che abbina il senso della posizione di Casemiro alle accelerate di un rinato Paquetà, e un attacco che può sfoderare Vinicius, Raphinha, Endrick, Martinelli, Matheus Cunha e "the last dance" Neymar.
LE SORPRESE
Escludendo il Marocco, che non sorprenderebbe più visto quanto fatto nello scorso Mondiale, c'è da tenere d'occhio un Portogallo super. Roberto Marinez ha un centrocampo con la qualità di due campioni d'Europa come Vitinha e Joao Neves, unita all'immortalità di Bruno Fernandes e Bernardo Silva. Davanti ha le fasce copertissime da Conceiçao, Trinçao, Pedro Neto e Gonçalo Guedes. Davanti c'è Gonçalo Ramos, altro campione d'Europa in carica con il Psg, anche se per togliere la titolarità all'ultra quarantenne Cristiano Ronaldo non basterà nemmeno un decreto presidenziale. Rosa più che apprezzabile anche quella dell'Olanda. La qualità non manca di certo. Difesa con gente del livello di Dumfries e Timber sulle fasce e van Dijk, van de Ven e Ake al centro. Una metà campo con Gravenberch, de Roon, Reijnders e de Jong e un attacco in cui si possono alternare Gakpo, Summerville, Lang, Depay, Malen, Brobbey e Weghorst. Non soltanto perché ci ha dato la mazzata iniziale, quella finale è toccata alla Bosnia, ma anche perché è una nazionale che sembra una squadra di club: è la Norvegia del ct Solbakken. La tenuta difensiva e la forza di un centrocampo che abbina la quantità di Berg, Berge e Thorsby alla qualità di Aursnes, Bobb, Hauge, Nusa, Schjelderup e Ødegaard, unite a un attacco che può mettere insieme Haaland e Sørloth, fanno della selezione di Solbakken una delle possibili sorprese del Mondiale. Buone impressioni possono arrivare dall'Uruguay di Bielsa, dalla Colombia di Lorenzo e dalla Turchia di Montella, oltre che dai tre padroni di casa sospinti da pubblico e guardati, come sempre, di buon occhio dai direttori di gara. Ottime prospettive anche per il Giappone, guidato dal 2018 da un ct che prepara le ripartenze come nessuno: Hajime Moriyasu.
LE DELUSIONI
L'età sempre più avanzata dei suoi big potrebbe rappresentare il canto del cigno di una Croazia che, negli ultimi due mondiali, è arrivata in finale e in semifinale. Qualche perplessità anche su una grandissima del calcio internazionale: la Germania. La nazionale quattro volte campione del mondo è stata eliminata due volte di fila nella fase a gironi a Russia 2018 e Qatar 2022. Nell'Europeo casalingo del 2024 è uscita ai quarti. Il ct Nagelsmann è colpevole solo dell'ultimo episodio che, comunque, è un peccato veniale, se si considera che poi le Furie Rosse hanno vinto il titolo e il mancato rigore per la mano di Cucurella dovrebbe ancora tormentare i sonni di arbitro e Var di quella partita. Resta il fatto che, ritiratosi l'ultimo dei moicani Toni Kroos, i tedeschi hanno perso tanto, nonostante le capacità del ct e, comunque, una rosa di livello tra difesa e centrocampo. Pavlovic e Kimmich sono l'ossatura del Bayern e la coppia di trequartisti Musiala-Wirtz sarebbe tanta roba se il primo non fosse reduce da un brutto infortunio e il secondo non avesse vissuto una stagione da dimenticare al Liverpool. Davanti ci sono le perplessità maggiori. L'era dei Muller (Gerd), Voeller, Klinsmann, Bierhoff e Klose se n'è andata e sembra non tornare più. Undav, Woltemade e Beier non sembrano il massimo. C'è giusto Havertz, che punta pura non è, ma che ha svolto il compito con buoni esiti, nell'Arsenal di Arteta.