
Palestra, l'asta milionaria e la fuga dei... piedi buoni: così non si arresta l'impoverimento del sistema Italia
Con l'esterno dell'Atalanta si rischia di rivedere quanto successo con Leoni: tutto legittimo, ma...

Trenta, trentacinque, quaranta, quarantacinque milioni... Di più, sempre di più, un milioncino a notte. Adesso ci siamo attestati a quota 50, ma domani non basteranno più e dopodomani meno che meno: "E' il mercato, bellezza, il mercato! E tu non ci può fare niente, niente! (semicit.)". Poco importa dunque che Marco Palestra - 21 anni, un recente passato e un presente molto promettenti e un futuro tuttavia ancora tutto da scrivere - abbia a curriculum una sola vera stagione in Serie A, 37 partite, un gol e 4 assist col Cagliari, il prezzo lo fa la domanda. E la domanda per il giovane esterno dell'Atalanta è alta, altissima. Ergo, l'Atalanta alza, da regola, l'asticella. Sempre più.
Asta, si dice in questi casi, chi più ne ha più ne metta: ci ricordiamo quanto successo un anno fa con Leoni? Tutto legittimo, sia chiaro: nessuno mette in dubbio la correttezza degli attori in scena. Ma in un'asta, se così sarà, non c'è club italiano che tenga, che possa partecipare né tanto meno competere. Irrompe il City? Partita persa! Idem con l'Arsenal, il Liverpool, lo United. E, se mai lo volesse, anche con il Newcastle, per intenderci. Non parliamo poi di Bayern, Dortmund, Real, Barcellona, Atletico... Insomma tutti club di fronte ai quali i nostri (poco importa che si tratti dell'Inter o della Juve, del Napoli o della Roma o del Milan) si devono economicamente inchinare.
Quindi, a oggi, chi vuole Palestra non può stare sotto i 50 milioni. Oggi, perché già domani probabilmente non basteranno più, l'asta fisiologicamente si autoalimenta. Tutto legittimo, sia chiaro. Lo ribadiamo. L'Atalanta possiede un bene conteso e vuole capitalizzare quanto più possibile. Palestra ha corrette ambizioni, ma forse dovrebbe anche riflettere sulla parabola di altri che lo hanno preceduto trasferendosi all'estero nel momento più delicato della maturazione calcistica, cambiando Paese, contesto, costumi e abitudini, con esiti non sempre felici.
Il finale, tuttavia, pare già scritto o rischia seriamente di esserlo. E la fuga dei cervelli - pardon, dei piedi buoni - così non può che continuare. Con buona pace della Serie A e del sistema Italia in generale, sempre più povero nonostante i tanti milioni che entrano puntualmente in alcune casse.
"E' il mercato, bellezza, il mercato! E tu non ci può fare niente, niente! (semicit.)". O forse no. Vedremo...