Il presidente del Lecce Saverio Sticchi Damiani ha annunciato l'addio di Pantaleo Corvino al Lecce dopo sei stagioni di permanenza, tredici complessive dopo quelle con la presidenza Semeraro. Una conferenza stampa in cui il dirigente ha espresso tutti i propri pensieri sulla propria carriera, ponendo l'accento sul lavoro svolto negli ultimi sei anni al Lecce e toccando temi riguardanti l'inchiesta sul sistema calcio che lo ha coinvolto. Corvino saluta dopo aver regalato un vero e proprio patrimonio in plusvalenze al Lecce: dai più recenti come Pongracic acquistato per 1.6 milioni poi venduto a 15, agli storici affari come Bojinov preso a 15mila euro e rivenduto a 14 milioni e Vucinic arrivato gratis e venduto a 19, dagli 8 milioni spesi per Krstovic ceduto all'Atalanta per 25, dalla scoperta di Stevan Jovetic preso a 8 e venduto a 26. Sono solo alcuni dei clamorosi affari portati a termine da Corvino nella sua carriera in giallorosso.
Il patron Sticchi Damiani ha speso parole al miele per il responsabile dell'area tecnica:
"Dopo Lecce-Genoa ho ricevuto una chiamata che non avrei mai voluto ricevere. Ha svolto un lavoro grandissimo, un percorso fatto di risultati, di sostanza. Questi sei anni sono stati importantissimi per me come presidente e spero siano stati importanti anche per Pantaleo. Abbiamo lavorato come una famiglia, da mattina a sera. L'unico motivo della separazione è legato alla fatica di questi anni, non è assolutamente associata a eventi mediatici che qualcuno ha voluto strumentalizzare. Il Lecce va avanti, il percorso deve andare avanti e andrà avanti grazie alle basi solide di questi sei anni. Siamo pronti ad affrontare il nodo direttore sportivo. Al primo posto c'è il Lecce, per cui abbiamo lavorato tutti. Ho provato sabato e lunedì a pranzo a convincere Pantaleo a restare, non ci sono riuscito."
Corvino ha aperto la conferenza stampa così:
"Mi fa piacere essere qui con chi ha voluto essere presente. Sono qui per spiegare a tutti voi, a tutto il territorio, perché siamo qui e non sarà facile. Una storia d'amore non si può raccontare in pochi minuti. Spero di trasmettere tanto a tutti quelli che mi hanno voluto bene e mi hanno aiutato, ma anche a quelli che si aspettavano di più da me. La società era a conoscenza della mia decisione di lasciare, anche voi avevate percepito quando in certi momenti ho fatto presente il mio stato d'animo."
© Lecce
Il direttore si è poi concentrato sul tema delicato dell'inchiesta riguardante lui e suo figlio trattato da una nota trasmissione televisiva:
"Non è una decisione legata all'inchiesta sul sistema calcio (ndr: in particolare il legame con il procuratore Fali Ramadani) che ha coinvolto me e mio figlio, perché non abbiamo fatto niente e quindi questa cosa non ci ha turbato. Queste cose possono prendere corpo nei tifosi, nei familiari che ti conoscono, che conoscono tuo figlio, che sanno tutto di te e tutto quello che hai fatto nella vita. Nella mia carriera sono stato scelto da professionisti, dieci anni a Casarano, sette anni a Lecce con la famiglia Semeraro a Lecce, sei anni con il presidente Sticchi Damiani e i suoi soci, dieci anni con la famiglia Della Valle a Firenze. Credo che quando queste famiglie ti scelgano sia un motivo d'orgoglio, e devo essere sincero: nonostante le perturbazioni su di e me e su mio figlio, non ho avuto nessun rancore verso chi queste perturbazioni le ha create. Come a me può succedere di sbagliare un acquisto, anche ad altri può capitare di fidarsi di persone di cui non ci si dovrebbe fidare. Sull'inchiesta sono state fatte domande a tutti, meno che a me e mio figlio. Questa cosa mi ha ferito. Se fossero venuti da me avrei portato i numeri, non le parole, perché quelli contano. Magari li avrei fatti verificare meglio, magari non si sarebbero fidati di altri. Si sarebbe capito subito se io e mio figlio facciamo il bene dei club o nostro."
Corvino ha poi concentrato le proprie parole su suo figlio e sulla propria carriera:
"Voleva fare il calciatore, l'ho visto giocare e gli ho detto lascia stare. Voleva fare l'arbitro, è stato premiato e gli ho detto lascia stare. Fa il procuratore da molto tempo, perché nella mia famiglia si vive di calcio da sempre. Cerco di trasmettere ciò che so, ciò che ho vissuto: i sogni vanno coltivati, difesi, bisogna avere la forza di rialzarsi dopo le cadute e non esaltarsi dopo i successi. Per cui io a mio figlio non avrei mai potuto togliere il sogno di lavorare nel calcio. Io sognavo di fare il direttore sportivo del Lecce, quel sogno si è avverato. Sono qui per dire perché il mio sogno si sta interrompendo: come ha detto il presidente, non siamo persone che bluffano, io non ci riesco. Ho vinto tredici scudetti giovanili, mi manca lo scudetto ma ho scelto io di non salire su quei treni. Sono divisivo da sempre, ma poi spesso anche quelli con cui c'erano divisioni mi hanno poi abbracciato e detto grazie. Sono un aziendalista, non penso a me stesso, perché i manager devono sottostare alle linee programmatiche ed economiche del club. Sono divisivo per questo? Non mi so rispondere. Il momento più bello è quando lo stadio fischia chi mi contesta, per sosteneremi, perché c'è gente che apprezza il mio lavoro. Il presidente Sticchi Damiani mi ha chiamato per rimettere il Lecce in salute. Io non sono più in condizioni di svolgere questo ruolo, di dare qualcosa, non ho più energia e forza. Fuori dal campo io e il presidente siamo stati una squadra, per portare il Lecce dalla B alla A, per tenerla in A, per rendere la Primavera Campione d'Italia. Ci è servita molta energia, non voglio tradire i miei tifosi e non ho voluto creare turbolenze comunicando la mia decisione prima. Prima di finire la passione devi fermare la corsa, e questo è il momento di fermarla. Vorrei dare ancora al Lecce, ma ora serve un altro che abbia la stessa forza che ci ho messo io. Io sono un cavallo di razza, e i cavalli di razza muoiono in pista: non è stata una decisione qualunque. Volevo essere qui e ci sono stato. Non dimentico questi tredici anni di Lecce."
Commosso, è poi passato ai saluti ufficiali e i ringraziamenti alla proprietà:
"Questa società mi ha dato stima e fiducia, e devo dire grazie. Sono stati anni straordinari, bellissimi con il presidente Saverio. Volevamo che il Lecce e il territorio emergessero, li abbiamo tutelati e protetti. Spero di avervi trasmesso la mia passione, lascio il club da direttore sportivo come uno dei più in salute d'Europa. In Italia siamo i primi, e basta vedere i conti. Ieri ho salutato tutti i dipendenti della famiglia Lecce, perché vince la squadra che va in campo ma c'è un'altra squadra che aiuta a vincere, a perdere il meno possibile. Li ringrazio tutti, e li ringrazio anche oggi. Il mio pensiero va a tutto lo staff, un abbraccio a Eusebio Di Francesco. Prenderlo è sembrata una sfida, veniva da disavventure e da due retrocessioni, e avergli ridato la possibilità di dimostrare di valere è stato un piacere. Va ai calciatori, che ci hanno portato all'ennesima salvezza, quest'anno una vera impresa. Sono stati presi per questa impresa, per le loro capacità. Mi fermo qui per stanchezza, per mancanza di lucidità, e chiudo dicendo che assieme al presidente volevamo lavorare alla Nasa ma abbiamo dovuto fare gli artigiani. Un Lecce artigianale, che mi auguro resti in Serie A per sempre. Grazie a tutti, a tutti i tifosi e alle vostre famiglie" ha chiuso il dirigente.