Ibrahima Konaté si apre: "Diogo Jota persona eccezionale, ci accompagna sempre"

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Il difensore centrale francese ha rilasciato una intervista a Radiofrance, in cui ha toccato molti e delicati argomenti extracampo tra cui la morte del suo compagno e amico Jota. Inoltre, ha parlato anche di depressione e salute mentale. "Nel nostro spogliatoio c'è ancora il suo armadietto, lui ci accompagna sempre anche se non c'è più. La sua morte è stata un colpo brutale, ero a Los Angeles quando l'ho scoperto. Non ci volevo credere, ero devastato. A Diogo non importava di nulla, era una persona eccezionale: voleva solo divertirsi giocando a calcio, stare con la sua famiglia e stare con i compagni di squadra. Era pazzesco averlo in squadra e io sono stato il suo vicino di armadietto, è stato molto pesante perderlo. La cosa migliore che possiamo fare è dare il massimo per rendere felici i tifosi, giocare anche per Diogo e per sua famiglia. Mesi fa leggevo una intervista del mio ex compagno di squadra James Milner, che ora si sta ritirando, in cui diceva che quando c'è una morte non sai mai che effetto ti farà, quando ti renderai davvero conto di cosa è successo. Può durare tanti mesi o anche anni, alla fine non la superi mai ma impari a conviverci." 

Konaté si è poi spostato sulla sua sfera personale, raccontando di aver attraversato un momento estremamente difficile: "A inizio stagione mio padre è stato ricoverato in ospedale, e io non sapevo cosa fare, se andare da lui, se smettere di giocare. Bisogna parlarne, bisogna farsi aiutare. Io non l'ho fatto, ho tenuto tutto per me. Poi mio padre è morto io e la mia famiglia eravamo tutti insieme, abbiamo ricordato la sua vita, che persona era, abbiamo raccontato aneddoti divertenti sulla sua vita. Lui non era un appassionato di calcio, il suo unico obiettivo nella vita era che noi fossimo brave persone, che fossimo sulla giusta strada e pronti ad aiutare chi rischiasse di perdersi" ha aggiunto il giocatore francese.