Potete immaginare qualcosa di più “asfaltoso” e in apparenza... fuori contesto dell’Autodromo di Monza, quando si tratta di provare una scarpa da gravel running? Beh, vi sbagliate e ve lo dimostriamo. Basta prendere qualche precauzione, o meglio adottare qualche piccola accortezza, come allargare il raggio d’azione allo splendido Parco della Villa Reale, nel quale la storica sede del Gran Premio d’Italia di Formula Uno è immersa. Allacciamo allora le stringhe delle nostre Salomon Aero Glide 4 GRVL e… Ah no, riavvolgiamo il nastro, come si diceva una volta! Niente stringhe in tessuto: le nostre “gravel” infatti sono dotate del sistema QuickLACE (come altri modelli della grande esse che abbiamo avuto modo di provare), che rende l’operazione non tanto più semplice (ci mancherebbe altro che stringere due stringhe fosse complicato) ma a nostro avviso più efficace. QuickLACE stringe la scarpa in modo più preciso attorno al collo del piede: nessun rischio di allentamento progressivo durante l’azione della corsa e la possibilità di alloggiare il laccio in una apposita custodia, così da evitare il “fastidio” (okay, siamo piuttosto pignoli, ma la maggior parte dei runners lo è) di "sfarfallamenti" vari laggiù. Non è certo una questione di performance aerodinamica: è invece ricerca della perfezione, anzi ricerca tout court. Tutto fa brodo, anche dal punto di vista imprenditoriale e industriale, quando sei il numero uno come Salomon e devi sfornare sempre e comunque il meglio. Cosa possiamo aggiungere ancora? Beh, provatelo, il sistema QuickLACE e naturalmente… anche tutta la scarpa intorno.
© Stefano Giovanni Gatti
Okay, è arrivato il momento di entrare nel vivo dell'azione, alla scoperta della "sostanza" di questa novità Salomon in termini di calzature ibride. Lasciamo allora “belli stretti” dentro le nostre Aero Glide il punto di partenza nei pressi di Porta Villasanta (varco principale del Parco lungo il suo perimetro est) e puntiamo verso il suddetto Autodromo, preferendolo alla Villa Reale, l'altro monumento storico del Parco stesso, quello che gli dà il suo nome completo. Per arrivarci abbiamo davanti un paio di chilometri di strada all’insegna della massima varietà: un tratto di puro gravel in discesa (il nostro terreno di gioco odierno - ma non solo - è tutt’altro che pianeggiante, poi vi spieghiamo il perché e il percome), un sentierino nel bosco lungo il corso del fiume Lambro, un allungo bitumato (nel senso dell’asfalto) verso il golf club e poi - all’interno del golf club stesso - di nuovo gravel fine se non finissimo fino alla recinzione più esterna dell’Autodromo, all’altezza dello sterminato rettifilo di ritorno dell’anello di Alta Velocità che collega la Sopraelevata Nord e quella Sud. Al loro battesimo dell’asfalto (e della strada bianca, e del sentiero), le nostre Aero Glide già mettono a terra la loro principale caratteristica (peraltro obbligata): la versatilità. La suola integra la tecnologia contaGRIP di Salomon per garantire aderenza e stabilità su superfici eterogenee (nel link qui sotto la scheda tecnica completa).
© Stefano Giovanni Gatti
Non è banale, nemmeno scontato: perché una cosa è sorprendersi piacevolmente del “rimbalzo” di una scarpa da road running ad alta prestazione (il primo esempio che ci viene in mente è quello delle Phantasm 3 di Salomon), un’altra è rimbalzare un passo dopo l’altro su terra bianca e tra gli “ubriacanti” cambi di direzione (tipo slalom) in mezzo agli alberi lungolambro. A proposito: è giunto il momento di spiegare perché qualsiasi itinerario all’interno del Parco è… suscettibile di dislivello. Quella che che ancora oggi è una delle aree verdi recintate più grandi d’Europa è infatti attraversata praticamente per la sua intera lunghezza lungo l’asse nord-sud dal fiume Lambro, il cui letto è stato scavato dall’acqua fino a formare una sorta di fossato. Ne consegue che attraversare il Parco (soprattutto in direzione ovest-est, perpendicolarmente al corso del fiume), magari più volte, significhi scendere nella depressione e - dopo aver scavalcato il fiume su storici ponti di pietra - risalire sulla sponda opposta. Anche in questo caso c’è il risvolto tecnico specifico: le Aero Glide attaccano salite e discese copiando con precisione il fondo stradale: catrame, ghiaia o terra (con tanto di scomodi sassi e anche più scomode e “trappolose” radici sporgenti). D'altra parte la nostra dotazione odierna garantisce un efficace assorbimento degli urti e una calzata confortevole grazie all’intersuola ad alto spessore (41 millimetri sul tallone, 33 millimetri sull’avampiede) realizzata con schiuma optiFOAM2. Comfort e sicurezza si pagano con un peso "importante" (275 grammi) ma tutto sommato contenuto. Anche perché si tratta di una scarpa da allenamento: in gara la scelta cadrebbe su più performanti calzature "road" oppure "trail", a seconda della percentuale di strade bianche.
© Stefano Giovanni Gatti
Siamo ormai all’altezza del secondo ordine di recinzioni dell’Autodromo Nazionale. Solo un paio di brevi pause-selfie per “scattare” le scarpe ai nostri piedi. Poi parte (di corsa, si capisce) la corsa a qualcuno a cui allungare lo smartphone con la richiesta di qualche immagine rappresentativa del contesto, oltre che dell’oggetto del nostro test. Siamo fortunati: in vista del GT World Challenge del fine settimana, in pista stanno già girando Porsche, Ferrari e Lamborghini, tanto che - ormai all’interno del perimetro del circuito - scorgo da lontano una sagoma umana ben carica di attrezzatura fotografica, intenta a raggiungere una postazione a bordo pista. Raggiungo il fotografo e gli intimo l’alt con la mano. “Scusa, tu che sei del mestiere, puoi farmi qualche foto mentre corro verso di te? Sono un giornalista, sto provando queste Salomon e devo illustrare la recensione che ne scriverò una volta tornato a casa”. Detto fatto: clic, clic, clic. Okay, anche da questo punto di vista sono a posto.
© Stefano Giovanni Gatti
Non mi resta che imboccare la strada del ritorno: ancora asfalto, ancora strada bianca e sentierini: raggiungo il lato interno della pista all’altezza della Curva Grande e risalgo come un salmone il circuito del Gran Premio. Alle superfici già affrontate si aggiunge quella da… equilibrio precario del truciolato di legno (in grana grossa!) ricavato dallo smaltimento delle piante abbattute dalle disastrose tempeste del mese di luglio del 2023, la cui traiettoria distruttiva ha attraversato impietosamente questi luoghi. Perfetto per la gestione di grandi quantità di pubblico (come in occasione del GP di Formula Uno, niente fango e piedi sostanzialmente asciutti), questo tipo di fondo si presta a mettere ulteriormente alla prova le mie Aero Glide. Variante della Roggia, curve di Lesmo, Serraglio, Variante Ascari.
© Stefano Giovanni Gatti
Lascio le pertinenze… autodromiche e - seguendo all’inverso il percorso fatto all’andata dal Golf Club a Porta Villasanta - approdo di nuovo alla macchina dopo una decina di chilometri all’insegna della varietà e della soddisfazione per il carattere eclettico dimostrato delle mie Aero Glide. Anche questa è fatta: anzi no, perché sette giorni dopo il primo test torno da queste parti (e sulla stessa traccia GPS) per un rabbocco, sottoponendole ad un ulteriore collaudo, in questo caso post-temporalesco. Prima impressione “timbrata” allora dalla controprova “wet” o meglio... "mud". Non resta che continuare su questa strada (nel senso più completo del termine, in linea con la versatilità delle GRVL) per molti chilometri ancora.