"Se un giocatore è bravo, la carta d'identità non conta". Per prepararci al nuovo Frosinone che vedremo in Serie A, basterebbero queste parole del direttore sportivo Renzo Castagnini. È stato lui, supportato dalla regia del presidente Maurizio Stirpe e dal gran lavoro di mister Massimiliano Alvini, il vero architetto della quarta promozione dei ciociari in massima serie.
Con pochi ma mirati ritocchi, un anno fa ha potenziato una rosa che aveva rischiato la retrocessione in C. Ora studia i colpi per cercare la salvezza tra i grandi. Idee chiare, principi di gioco definiti e coraggiosi, ma soprattutto tanti giovani in campo per restare sostenibili e guardare anche al futuro. Così spiega Castagnini nell'intervista esclusiva rilasciata a Sport Mediaset.
Per il Frosinone quattro promozioni in A con quattro ds e quattro allenatori diversi. La società però è sempre rimasta la stessa: cosa fa di tanto speciale?
"Ha un grande presidente, Maurizio Stirpe, che ha organizzato tutto in maniera perfetta. È una società piccola, ma ben organizzata e con principi sani. I quattro salti in A in 12 anni, con questa alternanza di dirigenti e allenatori, credo siano un record e confermano tutto questo".
Nel 2025 avete evitato i playout di Serie B solo grazie alle sanzioni per il Brescia. Potevate mai immaginare di tornare in Serie A appena un anno dopo?
"Ero convinto che quella squadra avesse dei valori, nonostante avesse appena sfiorato la retrocessione in Serie C. L’ambiente era un po’ depresso dopo due anni difficili, ma il materiale umano era buono. Abbiamo avuto un po' di coraggio e puntato su innesti mirati che abbiamo indovinato. Ne è uscito un campionato importante, a ottobre abbiamo capito di poter lottare per certi traguardi".
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Il colpo di cui va più orgoglioso?
"Penso a Raimondo e Corrado, ma sono tanti. Zilli ha fatto bene, abbiamo dato fiducia a un nostro portiere del 2004 come Palmisani. Poi Calò (sarà esercitato il riscatto dal Cesena a soli 300mila euro, ndr), un centrocampista da 10 gol e 15 assist. Pronto per la Serie A? Il salto non è scontato, ma se un calciatore gioca così bene lo può fare in ogni categoria...".
Alvini ha trascinato la squadra dalla panchina, ma in Serie A non fece bene con la Cremonese...
"È un allenatore molto preparato, ha migliorato o rigenerato tutti i giocatori. Sul discorso Cremonese, ricordo ancora la prima gara in casa della Fiorentina: fece una grande partita. Non credo che la categoria porti maggiori difficoltà, il calcio è uno solo. Sono decisivi ambienti, persone e situazioni: qui Massimiliano sa che può esprimersi. Abbiamo un'identità forte e non la dobbiamo abbandonare perché ci ha portato a fare cose importanti. Vogliamo tenerci stretti i suoi principi di gioco".
Quanto sarà difficile imporsi in Serie A? Il Frosinone non si è mai salvato nelle altre tre occasioni.
"Lavoreremo sul nostro spirito, sulla voglia di fare bene. Dobbiamo cercare di migliorare ciò che possiamo migliorare, puntando su giocatori giovani, bravi e motivati. Non pensiamo di colmare il gap tecnico con le altre squadre grazie al mercato, sarebbe un errore fare questa valutazione".
A proposito di mercato, che idea avete per la sessione estiva? Non farebbe comodo qualche veterano in stile Vardy alla Cremonese?
"Non faremo quello e non perché questa politica non ha ripagato Cremonese e Pisa (con Albiol e Cuadrado, ndr). Non pensiamo di essere più bravi o scaltri degli altri, ma questo club ha una filosofia chiara e non vogliamo cambiarla dopo la promozione".
Ci svela uno dei vostri giovani già pronto anche per la Serie A?
"Penso a un altro centrocampista come Matteo Cichella. Ha 20 anni, è cresciuto nelle giovanili della Roma e arriva da un girone di ritorno straordinario. Sono sicuro: può far bene anche al piano superiore".
In porta, il ventiduenne Lorenzo Palmisani merita la conferma?
"Dopo l'infortunio di Sherri, che doveva essere il titolare, avevamo qualche perplessità. Tutti insieme abbiamo avuto il coraggio di far giocare Palmisani e vederlo in Under 21 e arrivare in nazionale maggiore è una grande soddisfazione. Per me, lui è già un portiere molto forte anche per la Serie A".
Quindi non ci sono solo Palestra ed Esposito tra i giovani italiani di valore.
"Ovviamente no, ma molti non ricevono nemmeno l'occasione per dimostrare il proprio talento. Serve il coraggio di farli giocare e qui in Italia, purtroppo, non ce n'è tanto. Se uno è bravo, la carta d'identità non conta".
Tra i giovani, 15 gol per l'esterno Ghedjemis, classe 2002 convocato dall'Algeria per il Mondiale. Impossibile pensare di trattenerlo?
"No, non è detto. Valuteremo gli approcci e vedremo se ci sarà un'offerta che ci soddisfa. Dipende solo dal mercato e da quello che nel caso offriranno le altre società".