Ci ha provato fino alla fine, Flavio Cobolli. Ha giocato un Roland Garros straordinario, con punte di tennis immenso, da campione vero. Ha superato i turni fino ai quarti con l’autorevolezza dei grandissimi, poi si è visto recapitare il regalo inatteso del ritiro di Matteo Arnaldì n semifinale. Ma alla fine il suo amico Sasha Zverev ha avuto qualcosa in più. Sapeva di avere a disposizione un’occasione straordinaria, quella di giocarsi una finale Slam contro un avversario che non fosse Sinner o Alcaraz.
Il tempo però è dalla sua parte. Da quella di Cobolli ovviamente. Ha appena compiuto 24 anni e ha avuto un percorso in costante crescita. Ha acquisito consapevolezza con il passare del tempo, trovando terreno fertile anche nella competizione interna, con il quasi coetaneo Sinner come esempio massimo, ma anche con tutta la generazione azzurra che lo circonda. Per tutte queste considerazioni, è facile prevedere che Cobbo avrà altre occasioni per centrare un titolo Slam. Per Zverev, ventinovenne, non è detto che accada. Coboll merita comunque solo applausi, per come ha gestito il torneo e per come ha giocato la finale, nonostante un inizio traumatico che poteva tramortirlo.
Nel tennis si è sempre soli, ma Flavio si deve essere sentito più solo che mai quando si è trovato davanti quella muraglia umana dello stadio Philippe-Chatrier, quando ha sbirciato le fattezze di quello che era sempre stato un amico e che in quel momento doveva convincersi di trasformare in nemico. Una finale di questa portata è qualcosa di diverso da tutto. Tutto si può allenare, molto meno le emozioni. E alla fine, quando si affrontano due giocatori che sulla carta non presentano tutte queste differenze di valore, contano, eccome.
Un game, il primo in assoluto, basta per capire quale possa essere lo spirito della finale o almeno del primo set. Serve Cobolli, ma non è quello che si è visto nei turni precedenti. Tesissimo, commette un doppio fallo subito, 0-30, recupera ma sempre con qualche affanno, c'è anche la beffa di un nastro colpito due volte con lo stesso tiro da Zverev. Ed è subito break. C'è una differenza evidente di consapevolezze tra i due. Il tedesco tira dritto per la sua strada, Cobbo non riesce a dominare la tensione. Rischia sempre al limite, corre per tutto il campo. L'altro non sbaglia mai è il set è indirizzato chiaramente, Al quinto gioco si ripete il break, al settimo Zverev chiude il discorso a suo favore.
Negli scambi lunghi non c'è niente da fare. Zverev butta tutto di là, spesso sulle righe. Il suo dritto è una lezione di stile. Cobolli inizia a guardarsi intorno perplesso. Sta giocando sotto il suo livello, la prima palla di servizio entra in percentuale minore rispetto alle sue abitudini. Di là c'è un muro che scricchiola solo ogni tanto, quando dalla racchetta del Cobbo parte il proiettile perfetto. Si vede - questo sì - un miglioramento nel servizio di Cobolli. Entra qualche prima in più e sembra - è - l'unico modo per stare in partita. Serve una scossa che quasi inaspettatamente arriva nel settimo interminabile game, in cui il romano ottiene il suo primo break mettendoci dentro anche una smorzata sopraffina. Adesso è una partita vera. Cobolli con un pizzico di fortuna potrebbe chiudere il secondo set sul 6-3, deve pazientare un attimo e schiaccia il tasto stop sul 6-4.
Il set perso toglie qualche certezza a Zverev, che non ha più la disarmante perfezione della prima ora. Però quando gli entra la prima di servizio è sempre punto. Si trova due palle break sul 2-1 a suo favore, Cobolli le annulla e trova il 2-2 con un dritto da favola. Stavolta però il settimo game manda un messaggio chiaro: Zverev sta tornando quello del primo set. Non sbaglia mezza scelta e lo chiude a zero a suo favore. Il messaggio viene recepito solo parzialmente da Cobolli, che non trova la giusta contromisura. Porta a casa un 15 tra due turni di servizio dell'avversario e sul 30-0 del decimo game si fa infilare quattro punti consecutivi: 6-4 per Zverev.
Il quarto set sembra subito in discesa per il romano, che approfitta di un calo di adenalina dell'avversario (2 doppi falli) e ottiene il break al primo game. Poi Cobbo si complica la vita da solo nel sesto game, va 0-40, recupera le tre palle break ma poi butta via i due punti decisivi. Arriva però la reazione immediata con il controbreak. Se il primo set è stato un one man show, dal secondo in poi regna l'equlibrio e questa è la fase più equilibrata in assoluto, in cui entrambi hanno le proprie fiammate di gloria ma anche momenti di debolezza improvvisa. Zverev dà segni di sofferenza al quadricipite sinistro, ma forse proprio per questo rischia qualcosa di più e gli dei del tennis lo aiutano: due colpi da hilites gli regalano un 5-5 insperato. Occasione persa, si va al tie-break. Sembra una sentenza, perché Zverev ci arriva con un pregresso favorevole di 27-3 nella sua storia a Parigi. Invece Cobbo mantiene i nervi saldi. Vero che si mangia un set point saltando fuori tempo, ma rimedia subito e allunga la partita.
Il quinto set dovrebbe essere territorio di Cobolli, resiliente per natura. Invece prende immediatamente la direzione opposta. Dopo tre games, Zverev è avanti di due break e sembra stare molto meglio anche dal punto di vista muscolare. Cobolli accusa la fatica, deve farsi brevemente massaggiare, ma soprattutto sembra essersi lasciato sfuggire di mano il pallino del gioco. Sullo 0-3, Zverev gli concede tre palle break, ma la seconda viene clamorosamente sprecata con uno smash in rete. Certi treni passano solamente una volta, ma perdere questo costa caro. Cobolli non ne ha più e deve arrendersi dopo quattro ore e un quarto. Con onore e con merito. Ci riproverà.