
LeBron James nominato migliore atleta del ventunesimo secolo dal TIME
The King protagonista assoluto della classifica pubblicata dal leggendario magazine americano

Il mitico magazine americano Time ha nominato LeBron James, 4 volte campione NBA e attualmente impegnato in maglia Lakers nonostante i 41 anni recentemente compiuti, come atleta del secolo. Un riconoscimento di grande importanza, dato il prestigio internazionale della rivista. Tra gli atleti nominati nella classifica annuale presente i nostri Jannik Sinner e Andrea Kimi Antonelli, ma anche Lionel Messi, Carlos Alcaraz, Armand Duplantis e Tadej Pogacar tra gli altri. Sam Jacobs, capo redattore di TIME, ha spiegato il perché e il criterio dietro la scelta, presa di concerto assieme ai suoi colleghi Lori Fradkin, Cate Matthews e Mark Selig: "Per noi è l’atleta del secolo non solo per i suoi successi sul campo, ma anche perché nel corso della sua carriera ha ridefinito cosa significhi essere un atleta professionista nella vita pubblica. Attraverso il suo impegno politico e le sue iniziative imprenditoriali, James ha stabilito un nuovo standard per le generazioni future e per tutti coloro che si uniranno a lui in questa lista in futuro" ha scritto nel suo editoriale il giornalista.
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L'intervista -
In occasione dell'incoronazione, la rivista ha pubblicato anche una lunga intervista fatta da Sean Gregory (corrispondente del Time) al campione nativo di Akron, in Ohio, in cui ha toccato molti e delicati punti di attualità e della sua carriera: "Quanto voglio continuare a giocare? Fino a quando la mia mente mi dirà che posso farlo, che voglio farlo. Quando sentirò più l'emozione di entrare in una arena il giorno della partita, quando non vorrò più allenarmi due ore e mezza prima di ogni partita, allora dirò addio. Perché altrimenti mancherei di rispetto al gioco. Oggi mi diverto ancora, tra un'ora ho allenamento ma sono qui a parlare con te. Potrei stare a casa mia, a mangiare gelato e riposarmi. Non si vede che mi sto ancora divertendo?" ha detto James.
Il confronto con Michael Jordan -
Da sempre uno dei temi più caldi nel mondo Nba, il confronto tra Jordan e James, il cosiddetto Goat Debate, non è particolarmente apprezzato dallo stesso LeBron: "Io più influente di MJ? Se chiedi a chi è cresciuto nell'era Jordan, ti dirà Jordan. Se chiedi a qualcuno cresciuto nell'era James ti dirà... comunque Jordan! E lo capisco, lo capisco perché ognuno ha i propri gusti e preferenze. Io non gioco contro una singola persona, gioco perché questo è il mio viaggio e so cosa ho fatto nella mia carriera. Nel basket, come ispirazione, come influenza, io so di potermi confrontare con tutti, di poter entrare in ogni dibattito."
L'infanzia difficile -
James si fa serio quando fa riferimento alle difficoltà incontrare da bambino a causa di una situazione familiare non semplice: "Ho passato davvero tanto tempo della mia vita a pensare, a immaginare, e non ho mai desiderato essere solo un ragazzino nero che resta a casa protetto. Mi ha motivato, il fatto di essere di Akron, che spesso non era nemmeno segnata sulle mappe, mi ha motivato. Vivevo solo con mia madre, non ho mai avuto fratelli. Il rancore per questa situazione è stato una motivazione" ha aggiunto l'ex giocatore dei Cleveland Cavaliers.
Una incoronazione, quella di James, che arriva a margine di una gara-4 delle Finals (ore 02.30 di giovedì mattina in Italia) al Madison Square Garden tra San Antonio Spurs e New York Knicks che si prospetta assolutamente esplosiva, con la serie che vede avanti i Knicks per 2-1. Victor Wembanyama, centro dei texani, è ritenuto da molti esperti l'unico possibile futuro concorrente di LeBron e Jordan per il titolo di GOAT, pur essendo ancora giovanissimo e con tutta la carriera davanti. Intanto, prima del confronto futuro con due leggende, dovrà vedersela con l'infuocato muro dei tifosi Knicks.